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«La mafia fa affari con l’agroalimentare»

«La mafia fa affari con l’agroalimentare»

Correggio: il presidente del tribunale di Palermo, Guarnotta, lancia l’allarme. «Cosa Nostra in Emilia ha già grossi interessi»

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CORREGGIO. La mafia in Sicilia e in Emilia non si differenzia di molto, cambiano i modi d'approccio ma non gli intenti.

«La mafia va dove ha gli interessi – spiega Leonardo Guarnotta, presidente del tribunale di Palermo ed ex membro del pool antimafia – e adesso che in Emilia il mattone è fermo la mafia non è che se va, semplicemente cambia direzione e porta i suoi interessi su altri settori. Ha certo cambiato nel tempo il suo approccio, da stragista è diventata ad “immersione”, ma come agisce in Sicilia allo stesso modo lo fa anche in Emilia».

Ora che l'edilizia è ferma quali settori sono in pericolo infiltrazione?

«Cosa Nostra è un parassita che si nutre delle risorse altrui. Non ha risorse proprie e va ad agire nel settore che arricchisce la regione. Qua in Emilia c'è una buona attività viticola e agraria per cui le mafie ora puntano su questo e su tutto il campo agroalimentare».

C'è da stare attenti anche sulla ricostruzione post terremoto?

«Ecco qui bisogna stare molto attenti. Bisogna evitare di ripetere certi disastri, come l'Expo di Milano. A 20 anni da Manipulite è davvero un fatto straordinario che siano ancora in giro personaggi di allora, già condannati, che invece sono ancora in attività. Questi personaggi dovevano essere esclusi dalla vita dell'istituzione italiana e, invece, eccoli qui di nuovo sulle cronache. Quindi attenzione: perché là dove ci sono appalti o i subappalti è sempre facile inserirsi».

Come fare ad evitarlo. Le leggi sembrano non bastare mai...

«Per fermarli servono proprio le leggi. D'altro canto, però, ci servono persone che intendano indagare, persone che sappiano fare il proprio mestiere senza guardare in faccia a nessuno, senza fermarsi davanti a nessuno ostacolo». Ritornando alle relazioni mafiose del nostro territorio, le relazioni con le altre mafie, anche all'estero, sono solide?

«Io dico sempre che la mafia è una società per associazioni illegali che ha la sua sede a Palermo, delle sue succursali in Sicilia e filiali in altre parti d'Italia e nel resto del mondo».

E per quanto riguarda il caos reggiano scoppiato nelle settimane scorse? Crede che siamo solo all'inizio?

«Spero che sia solo l'inizio e che le autorità e le istituzioni possano far sì che questo pericolo venga scongiurato. Certo non è facile come non lo è stato in Sicilia per tanti anni. E forse è stato sottovalutato il problema o non lo si è voluto vedere, ma questa è solo una sorta di harakiri che non è producente per nessuno. Spero che qui i traffici mafiosi siano solo all'inizio perché questa bella regione non venga contaminata come è stato invece per una bella terra come la Sicilia»

Ma chi ha interesse in una terra come l'Emilia? Quali famiglie, quali clan?

«E' chiaro che le famiglie sono le più strutturate. Ma sono sempre le stesse: cambiano i protagonisti, quelli che sono in carcere quando usciranno continueranno a fare i mafiosi perché sanno fare soltanto quello e gli “operativi” sono già stati sostituiti. E' una macchina che non si ferma. Diceva Falcone che la mafia è un'attività umana e come tale ha avuto un inizio e avrà una fine. Io, sinceramente, su questo sono scettico. L'esperienza mi insegna che la mafia non è affatto finita e perché finisca non basterà di certo una generazione. Questo non per essere pessimista ma realista. E' una battaglia dura e tutti devono impegnarsi, non solo le istituzioni per l'attività repressiva ma anche i cittadini per un'attività preventiva».

Silvia Parmeggiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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