Gazzetta di Reggio

Reggio

Aci: «Appalti, si rischia il blocco totale»

Aci: «Appalti, si rischia il blocco totale»

L’allarme di Albertini, responsabile settore lavoro e servizi Confcoop: «È caos sulla verifica dei requisiti per partecipare»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Così si rischia il caos e il blocco degli appalti, con ripercussioni pesantissime sia sui Comuni che sulle imprese fornitrici degli enti pubblici». È l’allarme lanciato dall’Aci di Reggio, l’Alleanza Cooperative italiane, dopo l’introduzione di recenti norme da parte del Governo entrate in vigore dal primo luglio, che prevedono che tutti i comuni non capoluogo debbano procedere all’assegnazione di lavori e all’acquisizione di beni e servizi nell’ambito delle Unioni dei Comuni, dove esistenti, o costituendo appositi accordi consortili tra i Comuni. «Si tratta di una serie di norme in molti casi contradditorie – spiega Antonella Albertini, responsabile settore lavoro e servizi per Confcoop – ma soprattutto prive di presupposti minimi per la loro applicabilità, cui si associa la totale assenza di benché minime norme transitorie che evitino il blocco degli appalti pubblici».

Il riferimento è a nuovi adempimenti inclusi nel decreto 66, convertito in legge lo scorso 23 giugno: lo stesso dispositivo che, dopo lo scandalo dell’Expo, di fatto poneva una svolta all’attività dell’Autorità per la vigilanza, che veniva commissariata sotto la guida di Raffaele Cantone. All’interno della legge, le procedure previste per l’assegnazione di appalti nei Comuni sotto i 5mila abitanti sono state estese anche per Comuni sopra i 5mila abitanti, generando quello che secondo Aci ora è il rischio caos. «A differenza di quanto previsto inizialmente – aggiunge Albertini – l’obbligatorietà è stata improvvisamente estesa anche ai Comuni con più di 5mila residenti, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono riusciti ancora a consorziarsi nella nostra provincia».

Un rischio generato non solo dal fatto che la norma è in vigore dal primo luglio. Ma anche dal fatto che, con la soppressione dell’Autorità di vigilanza e il trasferimento delle funzioni all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, alcune procedure legate all’assegnazione di appalti sono entrate in una sorta di vuoto normativo, in attesa di nuove indicazioni attraverso circolari ministeriali. Tra queste, il compito di rilasciare il Codice di identificazione gara necessario per gli appalti.

«Le verifiche sono state improvvisamente accollate ad un ente (Anac) che già aveva appena assunto in carico le questioni della legalità legate agli appalti Expo e, ovviamente, non è ancora in grado di svolgere queste ulteriori funzioni. Con queste nuove normative siamo, oltretutto, in presenza dell’inapplicabilità di tutte le norme che consentono l’affidamento diretto, da parte dei Comuni, di lavori, servizi e forniture di importo inferiore ai 40mila euro». A partire da questa situazione, sono due le richieste avanzate dall’Aci: «La proroga del precedente sistema di verifica dei requisiti sui concorrenti e l’immediata modifica delle norme riguardanti le modalità di acquisizione di beni e servizi da parte dei Comuni – conclude Albertini – L’alternativa è non solo il caos, ma anche il completo blocco degli appalti, con ripercussioni gravi e facilmente prevedibili sia sulle imprese che sui servizi dei Comuni».(e.spa.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google