L'allarme, a Reggio Emilia tre minori su quattro usano droga
Dalle indagini incrociate della Mobile e del Sert emerge che i ragazzi iniziano già alle Medie e dilagano gli acquisti di stupefacenti su Internet
REGGIO EMILIA. «La droga a Reggio è il problema numero uno» – sintetizza efficacemente a fine-conferenza stampa Domenico De Iesu, capo della Mobile che ha con la sezione narcotici il “termometro” della situazione – e Roberto Bosi, direttore del Sert di Reggio, dà un “contorno” ancora più allarmante su questa annosa piaga sociale: «La facilità di reperimento della droga su Internet è un preoccupante traino per i giovani, con la cannabis che continua ad essere la sostanza illegale più utilizzata e l’eroina è purtroppo tornata di moda fra gli studenti delle scuole superiori». E’ un monitoraggio a 360 gradi del fenomeno-stupefacenti a Reggio quello che emerge dal lavoro in sinergia fra chi combatte lo spaccio e chi previene nonché cura chi con la tossicodipendenza rischia di rovinarsi l’esistenza.
Alla lotta alla droga la Mobile ha dedicato dall’inizio dell’anno una nuova operazione (“Artemide”) ad ampio raggio, dopo i concreti risultati del 2013 (con l’operazione “Arianna”, 30 arresti). «Sono indagini su strada» sottolinea il comandante De Iesu, innervate da segnalazioni (anche anonime), contatti con il 113, esposti, informazioni da cittadini ed istituzioni.
E quest’azione capillare ha sin qui fruttato 18 arresti – gli ultimi due hanno riguardato il dominicano Wilson Montero Navarro (l’uomo con la pressa per confezionare le dosi di cocaina) e l’albanese Eduard Bilicu (capace di movimentare in un mese tre chili di eroina) – ed una cospicua serie di sequestri di stupefacenti. Quattro i luoghi più controllati: parchi e giardini, la zona-stazione, tutte le scuole superiori e gli eventi nei locali che attirano i giovani. E proprio dagli ultimi due “punti d’osservazione” la Mobile ricava l’emergenza-minorenni, con dati inquietanti: l’ulteriore riduzione dell’età di chi consuma droga (dalle Medie...), l’incremento del consumo giovanile di eroina “fumata” e di droghe sintetiche. Impressionanti le risposte raccolte dai minorenni “intercettati” dai poliziotti: «Lo fanno tutti»; «Dicono che l’erba è terapeutica, perciò non faccio nessun reato»; «Solo in Italia non è legalizzata»; «Perché non andate a prendere chi spaccia invece che noi?».
Una complessa azione repressiva che porta a dire a De Iesu: «I giovani devono capirlo, l’impunità non esiste, non è vero che non comporti responsabilità penali il fumarsi uno spinello nella pubblica via».
Dati e allarme-minorenni ben conosciuti dal dottor Bosi che, facendo riferimento alla ricerca Cnr di respiro europeo, aggiunge altre riflessioni: «Tre alunni su quattro hanno detto di aver consumato un tipo di droga e di questi il 17% ha già evidenziato un comportamento a rischio dipendenza con la percentuale che purtroppo è in aumento. Per non parlare di chi fa miscugli, inoltre al mercato nero non sai cosa compri e diventi una cavia...». E Reggio ha un “anticorpo” importante come il centro che fa capo all'ex ospedale Spallanzani (frequentato, ogni anno, da 12-14mila studenti che vengono da tutta Italia) in cui si fa prevenzione ma si dà anche un aiuto concreto alle famiglie “inghiottite” dal problema-droga.
IL CASO. I minorenni che pagano dazio entrando nel tunnel della droga, gli istituti scolastici (non solo le Superiori, ora anche le Medie) divenuti luoghi in cui la Mobile interviene sempre più spesso. Sono casi-limite, ma a Reggio esistono.
Come quello di una sedicenne che nel bagno della scuola fuma uno spinello, sta male e finisce in ospedale. Succede anche nelle ore autogestite: i ragazzi ascoltano musica, ma fumano (per lo più cannabis, ma anche l’eroina che ora non fa più paura come il “buco” di un tempo).
In un altro blasonato istituto scolastico reggiano, un diciottenne è stato “pescato” con 4 grammi di hascisc addosso e dalla perquisizione in casa sua ne spuntano altri 10 grammi, ma soprattutto l’attrezzatura per confezionare le dosi. Il ragazzo è stato denunciato – per spaccio – alla procura minorile di Bologna ed ora è in comunità.
Ancora più stordente la vicenda di una biondina dagli occhi azzurri, universitaria, trovata dai poliziotti in via Turri, in compagnia di spregevoli spacciatori. Era “fatta” di eroina, vendeva il proprio corpo pur di drogarsi, aveva iniziato credendo assurdamente di combattere in questo modo la bulimia... E’ stata denunciata, però ora si occupa di lei la struttura attiva all’ex ospedale Spallanzani.
Fra i giovani dilaga il reperimento di droghe via Internet («Individuiamo i siti, ma non riusciamo ad oscurarli per più di 24-48 ore» aggiunge il capo della Mobile): fanno uso di smart drugs , le droghe “furbe”, così chiamate proprio perché commercializzate come prodotti naturali, al confine tra legalità ed illegalità. «Vedo grande determinazione nei genitori che hanno un figlio che s’è complicato la vita con la droga – commenta il direttore del Sert di Reggio – ma è importantissimo, prima, saper cogliere nei ragazzi gli inequivocabili segnali che traspaiono dall’uso di stupefacenti».
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