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Landini all’attacco contro il Governo e Confindustria

Landini all’attacco contro il Governo e Confindustria

Il segretario Fiom in Sala Tricolore per i Martiri del 7 Luglio «Se oggi chi lavora è povero vuol dire che qualcosa non va»

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REGGIO EMILIA. È stato un Maurizio Landini a tutto campo, quello che ieri in sala Tricolore, commemorando il sacrificio dei cinque martiri del 7 luglio ‘60, ha parlato di crisi, occupazione, diritti sindacali e del lavoro, finendo il suo lungo e applaudito intervento senza risparmiare stoccate a Confindustria e al Governo, al sindacato e ai partiti.

Agli industriali, in particolare, ha imputato la volontà di cancellare l'articolo 18 e voler porre in alternativa la firma dei contratti aziendali e di quello nazionale, mentre ha accusato alcuni ministri del Governo di essere disponibili a discutere su come ridurre tutele e garanzie dei lavoratori. Ai sindacati e ai partiti, invece, ha imputato di essersi mostrati incapaci di garantire rappresentanza ai lavoratori e cittadini, sottolineando la loro urgenza di cambiare. Il sindacato, in particolare ha sostenuto Landini è visto dai giovani come uno strumento che tutela solo una parte dei lavoratori. Per il segretario Fiom è poi un errore utilizzare il termine crisi per fotografare la situazione attuale, sostenendo che «da questa fase si uscirà con un mercato del lavoro profondamente cambiato». Ed è necessario interrogarsi sulle sue cause «perché quando come oggi chi lavora è povero, c'è qualcosa di sbagliato». Per questa ragione, bisogna cambiare l’approccio, ha aggiunto, sottolineando «come oggi l’Italia viva una fase in cui a bassi salari corrispondono alti profitti». Uno studio condotto su 15 Paesi Ue mostra, che «dove i salari sono particolarmente bassi, come in Italia e Spagna, avviene altrettanto per la produttività e l’innovazione tecnologica».

Oggi ha poi sostenuto Landini «occorre valorizzare il lavoro e le intelligenze e la contrattazione sindacale è l’unico modo perchè l’impresa si faccia carico della propria responsabilità sociale in una fase in cui i lavoratori sono in competizione tra loro a causa dei bassi salari e della precarizzazione dei contratti».

Citando poi in conclusione la Fiat, il segretario Fiom ha ribadito che «i diritti sindacali e civili non si possono arrestare davanti ai cancelli delle fabbriche e che il rispetto della democrazia, della partecipazione e della Costituzione sono fondamentali per il futuro del Paese».

Roberto Fontanili

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