«Subito un fondo che aiuti le famiglie»
Camera del Lavoro, Sunia e Federconsumatori chiedono al Comune di attivare le risorse
REGGIO EMILIA. La povertà inaspettata che arriva con la perdita del lavoro, a cui si aggiunge la disperazione e la sensazione di sentirsi sconfitti e inutili, spinge molte persone a vivere un profondo disagio sociale, arrivando nei casi più estremi alla tragedia del suicidio. È accaduto anche a Reggio qualche settimana fa, nonostante il sistema del Welfare, seppur in affanno, cerchi di far fronte alle ferite sociali di questi anni. È da tempo che la Camera del lavoro cerca di convincere gli enti locali reggiani ad affrontare la crisi con una regia coordinata, a cui si aggiunge ora la creazione di un fondo ad hoc per il contrasto alla povertà e al disagio economico e sociale. Un fondo in grado di intervenire in modo rapido per far fronte alle emergenze, che non serva solo a scongiurare il ripetersi di casi estremi, ma consenta inoltre di affrontare in modo organico una situazione che in molti casi è la norma.
Come l’aumento del numero degli sfratti per morosità, le difficoltà a pagare il mutuo sulla casa, fino ad arrivare anche a chi deve staccare gas e luce e chi ha problemi a mettere insieme pranzo e cena. All’indomani delle elezioni, Camera del lavoro, Sunia e Federconsumatori presentano questa mattina un proprio documento nel quale si chiede al Comune di Reggio la creazione di un fondo specifico dotato delle risorse necessarie e attivabile in tempi rapidi e che abbia un carattere di emergenza. E chiede risposte altrettanto rapide.
Nelle intenzioni dei promotori si dovrebbe quindi superare l’attuale divisione di azioni e di risorse utilizzate dal Comune e dai diversi assessorati, per concentrarli in un unico fondo che aiuti i cittadini in difficoltà a rispondere e far fronte ai bisogni primari, come la casa e il mangiare. Non si tratta solo di affrontare, almeno stando a quanto anticipato dalla nota congiunta di Camera del lavoro, Sunia e Federconsumatori, il tema della povertà, ma anche quello dell’espulsione dal mondo produttivo di migliaia di persone che assieme al lavoro rischiano di aver smarrito la propria dignità.
Da qui la richiesta di individuare qualche forma di impegno sociale regolamentato a favore della comunità in grado di far sentire nuovamente queste persone utili. Un percorso difficile perché si tratterà di evitare che si trasformi in un dumping nei confronti di altre imprese come le cooperative sociali, a cui spesso sono affidati i lavori socialmente utili. Un percorso che chiama direttamente in causa il Comune di Reggio come capofila di tutti i comuni reggiani e che richiederà un cambio di strategia che il Comune non esclude a priori, dice il vice sindaco Matteo Sassi, confermando la disponibilità a discutere e al confronto. «Ma il punto – sostiene – non è chiamare cose vecchie con nomi nuovi. Sarebbe relativamente semplice rinominare fondo anticrisi ciò che già il Comune utilizza. Dalla rimodulazione delle rette in base all’Isee, al milione e passa di euro che ogni anno i servizi sociali erogano e al raddoppio delle case per rispondere a chi si trova in mezzo ad una strada. Prima credo si debba ragionare di obiettivi poi di risorse». Nessuna chiusura, ma le posizioni restano distanti. Intanto la Camera del lavoro è intenzionata ad aprire un confronto oltre che con il Comune di Reggio, con gli altri sindacati e associazioni del mondo produttive, del volontariato e del Terzo settore.
Roberto Fontanili
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