A Grande Aracri un no del Tribunale
Respinta la richiesta di alleggerire l’obbligo di soggiorno: voleva lavorare a Gualtieri ma in un’azienda con pregiudicati
REGGIO EMILIA. Respinta nei confronti di Francesco Grande Aracri l’istanza di “alleggerire” le restrizioni della sorveglianza speciale. È quanto stabilito dal tribunale di Reggio Emilia, che non ha accolto la richiesta avanzata dai legali del 60enne imprenditore edile, fratello del boss Nicolino detto “Mano di gomma”, di aggirare i vincoli a cui è sottoposto, lasciando il territorio di Brescello dove è “confinato” dal 28 dicembre con un obbligo di soggiorno. La richiesta era stata avanzata per poter usufruire di un’opportunità di lavoro in un’azienda edile di Cremona che ha un cantiere a Gualtieri. Una decisione che arriva alla vigilia di un’altra tappa importante nel procedimento contro Grande Aracri: l’udienza, in programma oggi sempre al Tribunale di Reggio, nella quale si deciderà se procedere alla confisca di beni, pari a circa tre milioni di euro, sequestrati preventivamente all’imprenditore originario di Cutro l’8 novembre scorso.
Il prossimo 17 luglio, inoltre, dopo un rinvio di tre mesi che risale all’aprile scorso è prevista la sentenza della Corte d’Appello di Bologna sul ricorso presentato dallo stesso Grande Aracri per la misura restrittiva della sorveglianza speciale. Per ora, quindi, Francesco Grande Aracri non potrà uscire da Brescello. È questo quanto hanno stabilito lo scorso 4 luglio nel tribunale reggiano. Dagli accertamenti condotti dalle forze dell’ordine, infatti, propedeutici per il rilascio dell’autorizzazione da parte dello stesso tribunale reggiano, è emerso che il consorzio edile – con sede legale nel cremonese – gestito da un parente dello stesso Francesco Grande Aracri, sarebbe stato costituito solo successivamente ai provvedimenti di sorveglianza della magistratura. Secondo le indagini dei carabinieri, inoltre, al suo interno l’azienda avrebbe avuto pregiudicati con precedenti per associazione mafiosa. Ed è alla luce di questi elementi che il Tribunale reggiano ha demolito il tentativo di alleggerire la misura di prevenzione a cui Francesco Grande Aracri è sottoposto. Quanto al patrimonio, nei confronti del 60enne imprenditore edile lo scorso novembre era stato emesso un provvedimento di sequestro patrimoniale preventivo anticipato, inoltrato al Tribunale di Reggio Emilia dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e firmato dal presidente del Tribunale Francesco Caruso: una misura prevista dall’articolo 22 del decreto legislativo 159 del 2011, per la prima volta applicata nella nostra regione, che contempla tra i provvedimenti d’urgenza il sequestro preventivo nel caso vi sia concreto pericolo che i beni di cui si prevede l’ipotesi della confisca vengano dispersi, sottratti o alienati. Ad essere sequestrati, sei tra conti correnti e depositi bancari, due società, sei unità abitative, nove esercizi commerciali, due veicoli e un terreno. Un patrimonio sul quale oggi si deciderà se procedere o meno con la confisca, anche qui dopo un rinvio dell’aprile scorso, quando il contabile nominato dal tribunale ha chiesto una proroga per portare a termine la perizia della società “Euro Grande Costruzioni”, intestata ai figli di Grande Aracri e finita anch’essa nel mirino della magistratura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
