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Allarme droga: secondo Dossetti a Reggio Emilia si spaccia nelle scuole, ma Villa "Non ho mai trovato uno spinello"

Luciano Salsi e Tiziano Soresina
Allarme droga: secondo Dossetti a Reggio Emilia si spaccia nelle scuole, ma Villa "Non ho mai trovato uno spinello"

Dalla Mobile e dal Sert arriva la denuncia scioccante: due ragazzi su tre si drogano. Ma il preside: "Non accetto che venga criminalizzata questa generazione"

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REGGIO EMILIA. L'allarme sulla crescente diffusione della droga fra i giovani lanciato dalla questura di Reggio è sostanzialmente condiviso da chi opera quotidianamente nel mondo giovanile, pur con qualche eccezione. Roberto Bosi, direttore del Sert, e Domenico De Iesu, capo della Mobile, hanno il polso della situazione. Dai dati in loro possesso emerge una situazione estremamente preoccupante: tre minori su quattro fanno uso almeno saltuario di sostanze.

Daniele Cottafavi, preside della scuola media Pertini 2 e coordinatore dei dirigenti delle scuole dell'obbligo, insiste sulla necessità di combattere la droga sul piano educativo. E' questo, a suo parere, il modo più efficace di intervenire nella fascia adolescenziale degli 11-14 anni. «Nella mia esperienza - riferisce - non ho mai riscontrato casi di alunni delle medie che consumassero sostanze. Il problema esiste, se non altro a causa della grande facilità con cui oggi ci si può procurare uno spinello spendendo quei cinque o dieci euro che la maggior parte dei ragazzi ha in tasca. Tuttavia nella scuola media ancora non emerge. Si ha a che fare, piuttosto, con il fumo di tabacco. Nonostante il divieto tassativo di fumare, ci capita di scoprire qualche mozzicone di sigaretta nei bagni».

Il timore è che queste prime trasgressioni, di per sè dannosissime alla salute, aprano la strada a devianze ancora più pericolose: «I giovani - osserva Cottafavi - troppo spesso identificano il divertimento con lo sballo. Hanno tempo, soldi, Internet. Riescono con facilità a procurarsi le sostanze che io non saprei dove cercare. Si diffonde, poi, l'idea che lo spinello non faccia male. Sul piano educativo si deve far capire ai ragazzi che, in ogni caso, è pericoloso lo stile di vita indotto da questo tipo di droga».

Giuseppe Dossetti, presidente del Ceis (Centro italiano di solidarietà), condivide l'allerta del Sert e della Mobile: «Qualche anno fa abbiamo fatto una ricerca, dalla quale risulta che un terzo dei giovani consuma stabilmente droghe e un terzo ne fa un uso occasionale. Negli ultimi decenni è rimasto stabile il consumo di eroina ed è aumentato esponenzialmente quello della cocaina e delle canne. Insieme all'alcool, anch'esso cresciuto sensibilmente, sono gli strumenti che la gente si dà per avere un'immagine migliore, per essere più brillante e disinibita».

Secondo Dossetti si deve sfatare il mito che le droghe leggere non facciano male: «Anche il consumo abituale di cannabis ha effetti deleteri». Il problema, a suo avviso, riguarda direttamente gli insegnanti: «Sappiamo - denuncia Dossetti - che in tutte le scuole si fa uso di droghe. Mi chiedo come mai non si provveda».

Roberto Villa, preside del liceo scientifico Aldo Moro, non è d'accordo: «A me - asserisce - non risulta. Eppure penso di avere una certa esperienza, dopo tanti anni di servizio. Nel 1979 ebbi il primo incarico di insegnante nella scuola media di Cortina d'Ampezzo. Quotidianamente vi si trovavano spinelli nei bagni. Da ventitrè anni dirigo il liceo Moro. Non ve ne ho mai trovato uno, pur facendo ogni giorno un giro d'ispezione nei bagni. L'attuale generazione di giovani è molto migliore di quelle degli anni Ottanta e Novanta, che avevano facili prospettive di vita e occupazione. Questa è la prima che si misura con una situazione di normalità, nella quale bisogna darsi da fare per trovare un lavoro. Non accetto - conclude il preside Villa - che si criminalizzi questa generazione a cui è negata ogni speranza».

IL CASO. I minorenni che pagano dazio entrando nel tunnel della droga, gli istituti scolastici (non solo le Superiori, ora anche le Medie) divenuti luoghi in cui la Mobile interviene sempre più spesso. Sono casi-limite, ma a Reggio esistono.

Come quello di una sedicenne che nel bagno della scuola fuma uno spinello, sta male e finisce in ospedale. Succede anche nelle ore autogestite: i ragazzi ascoltano musica, ma fumano (per lo più cannabis, ma anche l’eroina che ora non fa più paura come il “buco” di un tempo).

In un altro blasonato istituto scolastico reggiano, un diciottenne è stato “pescato” con 4 grammi di hascisc addosso e dalla perquisizione in casa sua ne spuntano altri 10 grammi, ma soprattutto l’attrezzatura per confezionare le dosi. Il ragazzo è stato denunciato – per spaccio – alla procura minorile di Bologna ed ora è in comunità.

Ancora più stordente la vicenda di una biondina dagli occhi azzurri, universitaria, trovata dai poliziotti in via Turri, in compagnia di spregevoli spacciatori. Era “fatta” di eroina, vendeva il proprio corpo pur di drogarsi, aveva iniziato credendo assurdamente di combattere in questo modo la bulimia... E’ stata denunciata, però ora si occupa di lei la struttura attiva all’ex ospedale Spallanzani.

Fra i giovani dilaga il reperimento di droghe via Internet («Individuiamo i siti, ma non riusciamo ad oscurarli per più di 24-48 ore» aggiunge il capo della Mobile): fanno uso di smart drugs , le droghe “furbe”, così chiamate proprio perché commercializzate come prodotti naturali, al confine tra legalità ed illegalità. «Vedo grande determinazione nei genitori che hanno un figlio che s’è complicato la vita con la droga – commenta il direttore del Sert di Reggio – ma è importantissimo, prima, saper cogliere nei ragazzi gli inequivocabili segnali che traspaiono dall’uso di stupefacenti».

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