«Reggio Emilia? Con Modena e Bologna»
Il sindaco Luca Vecchi interviene sul dibattito “Area Vasta” lanciato da Severi di Unindustria: «Mediopadanità? Siamo capitale»
REGGIO EMILIA. «Area Mediopadana? Io credo che l’asse Modena-Bologna-Reggio Emilia e, in generale l’asse della via Emilia, sia un ambito territoriale che ha grande forza, sotto il punto di vista del Pil, dell’occupazione, della qualità dei servizi. Ma bisogna ragionare anche fuori dal perimetro della nostra regione». È stato uno dei suoi cavalli di battaglia durante la campagna elettorale. A tal punto che, in una prospettiva di area vasta, appena eletto primo cittadino ha scelto come prima uscita pubblica un confronto al Fuori Orario con Federico Pizzarotti, sindaco “grillino” di Parma. Ma, commentando con entusiasmo le parole del presidente di Unindustria, Mauro Severi, sulle necessità di ampliare le prospettive reggiane oltre gli stretti confini provinciali, il sindaco Luca Vecchi ai “cugini” parmigiani sembra preferire gli eterni rivali modenesi.
Vecchi, adesso tutti parlano di un’area Mediopadana. Lei è stato tra i primi a farlo. Ma con chi dovremmo unirci? Gli assi sembrano due, divergenti: Modena-Bologna o Parma-Piacenza.
«Io credo che l’asse Modena-Bologna-Reggio Emilia e, in generale tutto l’asse della via Emilia, sia un ambito territoriale che ha grande forza, sotto tanti punti di vista: dal Pil all’occupazione fino alla qualità dei servizi. Ma bisogna ragionare anche fuori dal perimetro della nostra regione. Le risorse solo emiliano sono limitate. Ci vuole flessibilità in ragione di ciò che stiamo discutendo».
Quindi sta scaricando Parma e Piacenza? Legacoop sta andando da quella parte...
«Da un punto di vista istituzionale, deve passare un concetto forte. E cioè che le città da sole non vanno da nessuna parte, e si deve andare verso le alleanze. La collaborazione con Federico Pizzarotti ci può essere a prescindere, e certamente ci sono dei punti in comune tra Parma e la nostra città. Piacenza, per certi aspetti, guarda invece di più alla Lombardia. Io non guardo però solo a Modena e Bologna. Quello che conta è far passare un concetto: l’epoca della competizione dei campanili è finita».
E in che epoca siamo ora?
«Siamo in un’epoca in cui c’è bisogno di cooperazione tra città, per sviluppare la competitività locale dei nostri territori e per attrarre talenti e investimenti. Ne ho parlato anche a lungo con gli altri sindaci: lo stesso Pizzarotti, Merola di Bologna e Muzzarelli di Modena. Le politiche di area vasta devono superare il concetto dei confini territoriali».
Ma Reggio? Non rischia di essere inghiottita da Modena e Bologna?
«In un discorso di “mediopadanità”, di cui la stazione Av è simbolo, Reggio Emilia si può simbolicamente candidare a capitale».
Addirittura? Cosa ne penseranno i “cugini”...
«Non è un territorio solo emiliano-romagnolo, ma si apre anche a Lombardia e Veneto. C’è la consapevolezza che il futuro delle città passi da queste azioni virtuose. L’ho detto sempre: noi conferiamo stazione Mediopadana, i servizi sull’educazione, la meccatronica, l’agroalimentare. Ma anche i servizi socio-sanitari, come l’Irccs e il Santa Maria, che sono centri di eccellenza. E poi c’è il Tecnopolo, che rappresenta una grande opportunità, in collaborazione con l’università e con aziende, su investimenti di tipo tecnologico, coinvolgendo imprese innovative che sono già sul nostro territorio e che, già da sole, hanno un mercato mondiale. Quello che dobbiamo fare, adesso, è creare rete».
E la stazione Av? Che ruolo rivestirebbe in questo ambizioso progetto?
«Nel suo primo anno la Mediopadana porta a casa risultati importanti, per numero di passeggeri e di treni. Questo grande risultato è merito di chi ci ha creduto e di tutta la città nel suo complesso. Ora si apre una seconda fase».
Ma le stazioni, si sa, sono luoghi di passaggio. Cosa resterebbe alla città?
«Non bisogna più ragionare solo in termini di crescita di passeggeri e del servizio ferroviario. Adesso abbiamo alcune sfide fondamentali: il completamento dei servizi, il potenziamento dei parcheggi e il rafforzamento del collegamento con la stazione storica, garantito da Fer, che deve diventare una vera metropolitana di superficie. Poi bisogna aprire il confronto per quanto riguarda la gestione degli interni della stazione Av, che sono indubbiamente una grande opportunità di valorizzazione. Infine, insieme a Ferrovie e autostrade, bisogna portare avanti il progetto del nodo Mediopadano: una grande stazione di servizio lungo la A1, collegata direttamente con la stazione Mediopadana. Ho avuto modo di parlare anche di questo con i sindaci di Bologna e Modena: condividono il ruolo della Mediopadana e l’idea che la strada intrapresa sia importante e utile anche alle loro stesse città».
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