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A rischio la fusione dei quattro Comuni

A rischio la fusione dei quattro Comuni

Busana, forti dubbi dopo le dimissioni annunciate da Errani. Barbieri: «E’ il presidente che deve indire il referendum»

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BUSANA. Rischia grosso il progetto di fusione dei quattro Comuni del crinale reggiano. Le dimissioni annunciate dal presidente della Regione Vasco Errani dopo la condanna per falso ideologico potrebbero portare con sé una valanga di conseguenze istituzionali, fra cui diversi vincoli legislativi ed incastri di date. Per quanto riguarda l’Appennino, è molto probabile una sospensione almeno temporanea del cammino verso la nascita di un unico Comune per il crinale, su cui si lavora da un paio d’anni.

Martedì prossimo il consiglio regionale avrebbe dovuto votare la proposta di legge definitiva sull’iter, e in ottobre, presumibilmente, si sarebbe dovuto tenere il referendum fra gli abitanti interessati. L’addio di Errani potrebbe bloccare tutto, anche se ad oggi si è nel campo delle ipotesi. Anche perché le dimissioni sono state annunciate, per ora, ma non ratificate, e il Pd nazionale sta facendo pressioni sul governatore regionale perché concluda il suo mandato sino al termine naturale (primavera 2015). Se però Errani lascerà ufficialmente, la mano passerà alla vicepresidente Simonetta Saliera, con l’incarico di traghettare l’ente verso nuove elezioni. Con l’autunno 2014 come data più probabile.

Qui nascono i problemi per la fusione, come spiega Marco Barbieri, consigliere regionale Pd, reggiano e relatore di maggioranza per la proposta di legge sull’aggregazione dei 4 Comuni appenninici. «Il 15 luglio l’assemblea dovrà votare sul tema. Il regolamento prevede però che sia poi il presidente della Regione a indire ufficialmente il referendum», chiarisce. E senza Errani, restano da definire quali siano i limiti all’autonomia della Saliera: «Gli uffici regionali stanno cercando di capire quali siano i compiti ordinari e straordinari per la giunta e l’assemblea regionale, e cosa si potrà fare, e cosa no, nei mesi prima delle elezioni».

In ballo anche questioni corpose, come la gestione dei fondi europei in scadenza. Un lavoro svolto ipotizzando che si vada davvero al voto anticipato. Se così fosse, per la fusione subentrerebbe poi l’ostacolo più complesso: la coincidenza di date. «La legge stabilisce chiaramente che i referendum per le fusioni debbano svolgersi lontano da altri tipi di consultazioni, ed in particolare proprio dalle elezioni regionali – chiarisce Barbieri –. Se si andasse alle elezioni in autunno, come credo sia probabile, il voto e il referendum andrebbero a sovrapporsi e il referendum non si farebbe, almeno in quel periodo». Tante ipotetiche governano il discorso, com’è ovvio che sia vista l’incertezza generata dall’annuncio delle dimissioni di Errani. Certo che una sospensione, anche solo temporanea, creerebbe disagi lungo il crinale, dove tutte le amministrazioni elette a maggio si consideravano “a tempo”, e anche in campagna elettorale la fusione era uno dei temi centrali su cui ragionare.

Adriano Arati

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