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Crisi in Regione: Delrio verso il rifiuto, incertezza sulle primarie

di Evaristo Sparvieri
Crisi in Regione: Delrio verso il rifiuto, incertezza sulle primarie

Salgono le quotazioni di Stefano Bonaccini. Ipotesi voto il prossimo 9 novembre; in forse il congresso regionale. Ed è rebus su legge elettorale e candidature - A rischio un miliardo di fondi europei

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REGGIO EMILIA. Graziano Delrio verso il no. Una legge elettorale in bilico, con l’intenzione di eliminare il “listino del presidente” che resta sospesa. E poi: la richiesta – arrivata da più parti – di un ripensamento rispetto all’annuncio delle dimissioni, l’ipotesi di non passare per le primarie pr la scelta del nuovo governatore e un congresso regionale per la nomina della segreteria che verosimilmente verrà rinviato dopo le elezioni, previste intorno al 9 novembre. È il caotico quadro nel quale si trova il Pd all’indomani dell’annuncio di dimissioni del presidente della Regione, Vasco Errani, condannato in appello a un anno, per falso ideologico, nel processo “Terremerse”.

Un annuncio che ha colto di sorpresa gli ambienti democratici, travolti da un gesto che ha seminato scompiglio in vista delle elezioni anticipate, costringendo ad aprire improvvisamente un dibattito sulla successione che sarebbe entrato nel vivo solo a dicembre. Tra i papabili al ruolo di successore, il “predestinato” Graziano Delrio, ora braccio destro di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, non sarebbe della partita.

E ieri è corsa voce che lo stesso Renzi gli avrebbe chiesto di mettersi a disposizione per l’Emilia-Romagna, ottenendo una risposta non entusiastica. Indiscrezioni che non sono state confermate dalle fonti vicine all’ex sindaco di Reggio, la cui uscita di scena potrebbe di fatto aprire un derby tutto modenese tra il parlamentare, Matteo Richetti, cattolico e renziano della primissima ora, e Stefano Bonaccini, segretario regionale uscente e responsabile nazionale per gli enti locali, dato in vantaggio. Soprattutto se, come ventilato, non si passerà per le primarie.

Ad aver annunciato ufficialmente la corsa, finora, è stata la sola vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera, mentre sembrano in calo le quotazione del sindaco di Imola, Daniele Manca, e di Roberto Balzani, ex sindaco di Forlì. Quanto ai reggiani, due i nodi da sciogliere. Non solo la discesa in campo di Delrio. Ma anche la legge elettorale con la quale si andrà al voto. Attualmente, infatti, per l’elezione del consiglio regionale si prevede un’unica preferenza, con un listino bloccato.

Una nuova legge, che invece introduceva la doppia preferenza con la parità di genere, cancellando il listino, aveva già cominciato il suo iter istituzionale, interrotto ora bruscamente. Ed è sulla base di queste due variabili che il Pd di via Gandhi capirà come muoversi. Con la “vecchia” legge e Delrio candidato, infatti, non ci sarebbe spazio per i reggiani nel listino, e chi vorrà correre dovrà confrontarsi con il voto.

Se Delrio, come pare, dovesse invece dare “forfait”, la competizione scatterebbe sui nomi da far entrare nel listino, sulla base di equilibri territoriali. Scenario che cambia completamente nell’eventualità – per la verità assai remota – che la nuova legge prosegua il suo corso, aprendo la strada a un “tutti contro tutti”. Quel che è certo, finora, è che tutti gli attuali consiglieri reggiani Pd sono ricandidabili. Come altrettanto certa è la lunga lista di politici - locali e regionali – che aspirano a prenderne il posto.

Gli unici ad aver meno interesse ad un approdo a Bologna, paradossalmente, sembrano Matteo Sassi di Sel e Mirko Tutino, i due assessori della giunta Vecchi che i rumors davano pronti a candidarsi nel 2015. Eletti meno di due mesi fa, infatti, farebbero in tempo a concludere il mandato, ritrovandosi fra cinque anni liberi di partecipare alla prossima tornata elettorale. Errani, intanto, potrebbe formalizzare le sue dimissioni tra una settimana, secondo quanto chiesto dai capigruppo in Regione.

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