FierEmilia, le coop scaricano la Masini
L’Aci boccia l’operazione di rilancio approvata dalla Provincia: «Non si impegnano soldi pubblici senza piani industriali»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo sostenuto a suo tempo l’opportunità di dare continuità al calendario fieristico 2014 con la creazione di una nuova società di gestione e il suo finanziamento anche da parte della Camera di Commercio, ma questo non ha nulla a che vedere con operazioni di questa natura e di questa entità e con acquisizioni di immobili e terreni che impegnerebbero la collettività in uno sforzo economico insostenibile, dai 20 ai 30 milioni di euro, in assenza di progetti ed opportunità di apprezzabile valorizzazione».
Dopo l’esposto alla Corte dei conti annunciato da Giuseppe Pagliani, consigliere provinciale Fi, sull’operazione FiereEmilia scoppia un’altra grana. A bocciare il piano di rilancio approvato dal consiglio provinciale appena tre giorni prima dello scioglimento dell’ente, è l’Alleanza delle Cooperative, che di fatto scarica la presidente della Provincia, Sonia Masini, e la sua decisione di orientare 15 milioni di euro – cifra composta in gran parte da quote di Autobrennero – sulla nuova società di gestione degli eventi fieristici.
«Per investire, o più probabilmente per immobilizzare per un tempo indefinito una somma così ingente di risorse pubbliche – sottolineano dall’Aci – non bastano dichiarazioni generiche relative alla promozione del territorio e alla tutela di un bene pubblico il cui valore è risultato oscillante in questi mesi e, in ogni caso, ancora del tutto teorico in quanto non determinato da una relazione con reali possibili acquirenti».
Nel mirino dell’Aci, soprattutto la mancanza di un piano industriale, al quale si affianca l’intenzione della Provincia di completare l’operazione FierEmilia puntando sull’acquisizione dell’area immobiliare di Mancasale, in un progetto che sembra strizzare l’occhio ad un’alleanza con il polo bolognese proprio alla vigilia dell’Expo, quando la capitale fieristica mondiale diventerà invece il polo milanese.
«È evidente che il nostro territorio per garantirsi nuova competitività richiede investimenti che, innanzitutto, valorizzino le risorse infrastrutturali che appaiono più interessanti per questo obiettivo: dalla Mediopadana al Tecnopolo, al Fab Lab di Spazio Gerra, alla sede universitaria», aggiungono dall’Aci.
Obiezioni sollevate anche da parte di esponenti del Pd e dai sindaci dell’area Autobrennero, che «dicono quanto sia considerata inopportuna la scelta di legare le azioni di questa società ad un’iniezione sulle fiere: non è occupando spazi e aree con investimenti e progetti pubblici, magari solo sulla carta, che attrarremo investimenti esterni o avremo successo in un mercato che guarda anche oltre i confini europei e agli scali internazionali».
Di qui la stroncatura: «Con chiarezza diciamo che non riteniamo un buon investimento l’acquisto, da parte degli enti pubblici, dei padiglioni e dell’area delle attuali Fiere, che andrebbe ad immobilizzare ingenti risorse solo per bandiere pubbliche o territoriali. Se queste risorse sono davvero disponibili occorreva un confronto serio sullo sviluppo e sui luoghi che più si prestano per raggiungere l’obiettivo». (e.spa.)
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