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I sindaci: «Potrebbe slittare tutto di 2 anni»

I sindaci: «Potrebbe slittare tutto di 2 anni»

Bargiacchi (Collagna): rischiamo di ripartire da zero. Dodici dipendenti potrebbero perdere il posto

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COLLAGNA. E’ alta, inutile nasconderlo, la preoccupazione tra i sindaci dei Comuni di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto per il progetto di fusione, sul quale si doveva tenere il referendum popolare nell’ottobre prossimo. Un progetto che è stato il tema al centro del lavoro politico ed amministrativo condotto ormai da mesi (nonché della ultima campagna elettorale in tre dei quattro Comuni).

Le dimissioni del presidente della Regione Vasco Errani, infatti, possono mettere a serio rischio questo processo.

«Allo stato delle cose il rischio è che tutto slitti di almeno due anni». Sono parole di Paolo Bargiacchi, sindaco di Collagna esperto delle normative che regolano gli renti locali. «In realtà, se la situazione resta quella annunciata e le dimissioni di Errani verranno confermate ed ufficializzate, i passaggi sono piuttosto chiari: la partenza dell’iter per nuove elezioni regionali blocca tutto il percorso di fusione, che ad oggi è ufficializzato solo da un progetto di legge della giunta regionale. Tale progetto però, come tale, in caso di decadenza della giunta andrebbe poi a sua volta a decadere. Insomma, il rischio è di dover ricominciare tutto da zero, e ricominciare dopo le elezioni e l’insediamento di un nuovo presidente e di una nuova giunta regionale».

Lo stesso Bargiacchi auspica comunque che ciò non avvenga: «Io spero che ci sia la possibilità, in questa eventuale fase verso nuove elezioni, di emanare almeno una norma transitoria che possa salvaguardare il percorso fatto fin qui. Se così non fosse, si parla di un rinvio del progetto di almeno due anni, con una ulteriore complicazione: il 31 dicembre di quest’anno, l’attuale Unione dei quattro Comuni del crinale cessa di esistere».

Questo porterebbe ad una situazione difficilissima per i quattro enti locali, che confluirebbero sì nell’Unione Appennino (ricomponendo quella che era la Comunità montana con l’esclusione di Viano, Baiso e Canossa), ma vedrebbero messi in crisi tutti i servizi associati costruiti in questi anni.

Inoltre, ci sarebbe il tema dei dodici dipendenti dell’Unione, che era in previsione di trasferire al nuovo Comune nato dalla fusione, e che invece, in assenza di tale nuovo ente, perderebbero di fatto il lavoro. Conclude Paolo Bargiacchi: «Come sindaci dei Comuni interessati solleciteremo e faremo il possibile almeno per salvaguardare il percorso fatto finora verso la fusione».

Gli altri sindaci del crinale sottolineano la necessità di aspettare, per vedere quali saranno le scelte definitive a Bologna. «E’ difficile poter dire ora cosa succederà – afferma l’appena riconfermato presidente dell’Unione e sindaco di Ligonchio Giorgio Pregheffi –. Quello che è certo è che il referendum viene indetto con decreto del presidente della Regione, e ovviamente se non c’è il presidente non può esserci il decreto. Non credo che Errani ritirerà le dimissioni, nonostante gli sia stato chiesto. Per ora quindi navighiamo a vista, ma i timori ovviamente ci sono».

Per Daniela Pedrini, sindaco di Busana, «quella attuale è una fase ancora confusa, con molti aspetti da chiarire. Abbiamo parlato con i consiglieri regionali che seguono il progetto, e loro stessi stanno cercando di capire tutti gli aspetti che saranno coinvolti dalle dimissioni. E’ ovvio che se si bloccasse tutto sarebbe un grosso problema». Infine Martino Dolci, sindaco di Ramiseto: «Per noi non è sicuramente una bella cosa, ma auspichiamo che si possa risolvere in modo positivo. Dobbiamo capire se resterà in Regione un organismo che potrà legiferare e adottare provvedimenti. Spero che si trovi il modo di mantenere una operatività dell’ente, ancorché limitata, fino alle eventuali nuove elezioni». (l.t.)

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