LE DIMISSIONI DI ERRANI. A rischio un miliardo di fondi europei
Tra i dossier rimasti sul tavolo del governatore - dimissionario dopo la condanna in appello per l'inchiesta "Terremerse" - anche l'accordo settennale con Bruxelles su Formazione, Industria e Agricoltura
REGGIO EMILIA. Un miliardo di euro. Che la Regione rischia di perdere a causa delle dimissioni di Errani. Sono i fondi europei, l’accordo settennale di partenariato con l’Unione Europea che la Regione avrebbe dovuto presentare a giorni. E questo è soltanto uno dei dossier rimasti aperti sul tavolo del governatore che non c’è più e che - ancora ieri sera - tutti davano per irremovibile. «Errani lo conosco, non ci ripensa» diceva ieri un assessore della sua giunta, rispondendo così - in maniera indiretta - a quel coro che, nel Pd ma non solo, si è alzato, a Bologna, ma anche in tutta l’Emilia e a Roma.
Invero, in quell’appello che poi ha trovato vasta eco anche a Roma, c’è dell’altro, oltre alla mozione degli affetti e alla stima che Errani ha saputo guadagnarsi negli anni. C’è apprensione, quando non addirittura terrore. Già, perché il dimissionario Vasco Errani avrà anche detto definitivamente addio al suo ufficio, ma sul suo tavolo restano tanti dossier importanti. Dossier importanti, alcuni a scadenza terribilmente ravvicinata che ora rischiano di immettere sabbia negli ingranaggi della Regione e creare gravissimi problemi a tutto il sistema territoriale.
L’ACCORDO EUROPEO. Il primo e forse il più importante è proprio quello dell’accordo europeo di partenariato, ovvero il documento di programmazione settennale per l’accesso ai fondi europei. Dentro ci sono i soldi per tutto il sistema regionale, il carburante per agricoltura, industria e formazione. Insomma quello che serve al motore della locomotiva emiliano-romagnola. Un miliardo di euro, occhio e croce, da spartirsi tra Fondo sociale europeo (il fondo per la formazione), il Fesr (il fondo a sostegno dell’industria e dei poli tecnologici) e il Fondo per l’agricoltura. Il rischio - dicevano ieri a Bologna - è quello di arrivare in ritardo, perdendo un anno di tempo o forse più.
IL BILANCIO. Altro punto in sospeso, l’approvazione dell’assestamento di bilancio. Anche questo atto era sul tavolo della giunta e non si sa che fine faccia. Anche tra coloro che classificano l’approvazione dell’assestamento di bilancio tra l’ordinaria amministrazione (e in quanto tale gestibile anche in situazioni di vacatio com’è quella che si è creata in queste ore), regna incertezza. Perché non si sa chi debba materialmente gestire questa fase. Lo statuto regionale - è un ritornello che si sente spesso in queste ore - non chiarisce chi debba gestire questa partita delicatissima. Il vice presidente Simonetta Saliera? O la commissione di garanzia?, organo previsto dallo Statuto che però non sembra chiarirne i reali poteri e le competenze.
Senza considerare che tra gli allegati a questo assestamento di bilancio c’è una delle leggi che ha monopolizzato l’attività della giunta regionale, ovvero la cosiddetta Legge sull’attrattività. Un vero pallino della giunta di Errani che ha l’obiettivo di creare le condizioni per investimenti esteri nella nostra regione.
LE NOMINE DELLA SANITA’. Un altro tema aperto è quello che riguarda l’assessorato più importante della regione, ovvero quello della sanità, atteso alla nomina di alcuni direttori generali. L’intenzione dell’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti era di rinviare le nomine a settembre anche in attesa che si chiarissero le norme emanate dal governo in tema di pensioni nella pubblica amministrazione. Ora nemmeno quella data sembra praticabile, con le elezioni che potrebbero essere fissate proprio a ridosso. E nessuno dotato del minimo senso pratico si azzarderebbe a nominare nuovi direttori nella sanità a ridosso delle elezioni.
IL RUOLO CHIAVE. A tutto questo si aggiunge la preoccupazione che alberga da martedi pomeriggio negli uffici di viale Aldo Moro. Una preoccupazione legata al futuro di un’altra figura chiave della Regione, ovvero quella del sottosegretario alla presidenza della giunta Alfredo Bertelli, vero deus ex machina e fidatissimo di Errani. Essendo il suo un incarico fiduciario, i più lo ritengono decaduto al pari del presidente. E questo per la macchina regionale viene considerato un colpo durissimo, quasi più dell’addio di Errani.
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