Gazzetta di Reggio

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«Macchè atti sessuali, mi hanno rovinato»

Rubiera: si è difeso il patrigno accusato di abusi sulla 13enne e di maltrattamenti al fratellino di lei

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RUBIERA. Ha negato in tribunale a Reggio su tutta la linea, anche con parole disarmanti: stiamo parlando del 53enne (difeso dai legali Enrico Della Capanna ed Helmut Bartolini) che è accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti della figliastra (quando aveva 13 anni, costituitasi parte civile tramite l’avvocatessa Stefania Martino) e di maltrattamenti sul fratellino di lei (più giovane di sei anni). Ieri, nella seconda udienza del processo, l’imputato ha replicato sui vari punti di questa delicata storia, finendo per dire che è stato al centro di un complotto per portargli via soldi (300mila euro) e casa. «Quando ho sposato la mamma di quei due ragazzi – spiega davanti alla Corte – speravo, con loro, d’avere trovato una famiglia. Lei aveva anche fatto un figlio con me, invece... Io non ho mai abusato della ragazza e nemmeno le ho mai chiesto atti sessuali, se n’era andata dopo un anno perché mi considerava troppo severo, inoltre non aveva accettato che la madre fosse rimasta incinta. Con il ragazzino avevo un rapporto bello, era come un figlio per me. Avevo provato anche ad adottarlo, facendomi consigliare da un avvocato. Un mese dopo che se n’erano andati tutti, scoprii che avevano portato via i miei risparmi da operaio. Volevo bene a tutti loro, ora sono molto dispiaciuto – conclude – perché mi hanno rovinato la vita».

Il maresciallo Gabriele Mastroianni – comandante della stazione dei carabinieri – ha poi testimoniato sulle denunce ricevute (della madre e della figlia) nonché sulle informative redatte su quella «famiglia conosciuta come problematica». Il maresciallo ha anche specificato che la ragazza era andata un anno prima in caserma con il padre naturale, esponendo il disagio che viveva nella casa del nuovo compagno della madre, ma aveva considerato il tutto più uno sfogo e le classiche schermaglie di un’adolescente piuttosto che una vicenda seria su cui indagare d’ufficio. C’è stato, infine, il “giallo” di cosa accadde nell’istituto scolastico superiore frequentato dalla ragazza. Una sua professoressa ha ricordato – in udienza – d’aver raccolto delle confidenze dell’alunna sul disagio vissuto in famiglia, dicendo che in passato era stata infastidita dal convivente della mamma. Confidenze che l’insegnante riferì al preside. Ma il capo dell’istituto, sentito subito dopo, ha smentito la professoressa: «Mai avuto una segnalazione simile – ha ribattuto – me ne ricorderei. Se fosse successo, l’insegnante doveva invitare la studentessa ad andare nel nostro centro di consulenza gratuito, in cui avrebbe potuto aprirsi con una psicologa. Ma di tutto questo non ho mai saputo nulla». Si torna in aula a fine ottobre.(t.s.)

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