«Giusti tra le nazioni»: onorati da Israele Luigi e Maria Succi
I coniugi diedero riparo agli ebrei a rischio di deportazione. Commossa cerimonia col figlio Terenzio che vive a Novellara
NOVELLARA. Abita in paese da quasi 36 anni, da quando cioè – il primo ottobre 1978 – ha sposato Giuseppina Lombardini e si sente un novellarese doc. Ma la vita di Terenzio Succi, 84 anni, è di quelle da raccontare in un film, per le avventure ed esperienze che ha vissuto. Una delle prime, quando aveva 14 anni e con i genitori Luigi e Maria viveva a Verica, nel comune di Pavullo (Modena), è appena valsa a lui e alla sua famiglia un riconoscimento di cui, al mondo, posso fregiarsi circa 24mila persone, di cui soltanto 300 in Italia.
Il nome della famiglia Succi, infatti, sarà impresso per sempre sulla stele dello Yad Vashem, il memoriale delle vittime dell’Olocausto a Gerusalemme, dove trovano posto anche coloro che, a rischio della propria vita, salvarono ebrei dalla persecuzione. Luigi e Maria Succi, insieme ad altre due famiglie di Verica, sono stati insigniti dell’onorificenza di Giusti tra le Nazioni. Alla cerimonia, che si è svolta martedì mattina nella sala consiliare di Pavullo e che si è conclusa con la consegna delle medaglie doro ai parenti intervenuti, da parte di Sara Ghilad, prima assistente dell'Ambasciata di Israele in Italia, ha preso parte anche il rabbino della comunità ebraica di Modena e Reggio. Beniamino Goldstein.
Gli episodi che hanno legato per sempre le famiglie Casolari, Succi e Romani con le famiglie ebree bolognesi Neppi e che – grazie all’opera di ricostruzione della memoria portata avanti da Adriano Corsini, figlio di Cristina Casolari, sono arrivate sul tavolo della commissione di Israele – hanno avuto inizio nell’autunno del 1943. A Verica arrivarono, dopo la segnalazione di Maria Monticelli all’amica Cristina Casolari, sette persone appartenenti a un ramo della famiglia Neppi. In fuga dai pericoli della deportazione, vennero ospitati anche grazie all’opera del parroco di Verica, don Michele Montanari, presso la famiglia Casolari. Trascorsero pochi mesi e un altro nucleo dei Neppi arrivò a Verica, ospite dei Succi e dei Romani.
Luigi e Maria Succi, insieme al figlio 14enne Terenzio, che all’epoca studiava in seminario, dai cappuccini, ospitarono Giulio Neppi, la moglie Alberta, il loro figlio (Bruno) e la cognata Elisa: rimasero lì dal novembre del 1943 fino al 12 maggio 1945.
«Quando tornai a casa ricordo soprattutto Bruno, ospitato in casa dei miei – ha detto commosso Terenzio Succi – Lo vedevo sempre sdraiato a riposarsi, del resto non poteva fare altro in quella situazione. Gli tiravo per scherzo dei chicchi di grano e gli dicevo: “beato te che ti riposi sempre, mentre io devo andar dietro alle pecore...”».
Fino alla fine della guerra, tra il rischio enorme di essere scoperti dalla Wehrmacht e grazie alla complicità di tutta la comunità di Verica, i Neppi vennero nascosti per molti mesi. I nazifascisti sapevano della presenza di quegli ospiti – che più volte interrogati si dichiararono semplici sfollati di Bologna – ma non ne scoprirono mai l’appartenenza e l’origine religiosa. «È un onore consegnare la più alta onorificenza civile dello Stato di Israele a persone che, nel pieno del male assoluto, hanno compiuto estremi atti di coraggio», ha detto Sara Ghilad. Del resto il Talmud, uno dei libri sacri dell’ebraismo lo spiega bene: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”.
«Per capire in pieno la grandezza di questo gesto occorre valutare il quadro legislativo del tempo – ha aggiunto il Rabbino Goldstein – in cui il diritto di cittadinanza, i diritti civili e la salvaguardia dei diritti umani non erano evoluti come oggi. Le famiglie di Verica andarono contro l’ordinamento per difendere i Neppi».
Ora che la sua famiglia è stata inserita tra i “Giusti delle nazioni”, Terenzio Succi è soddisfatto: «E’ un onorificenza che mi mette a mio agio, mi hanno sempre fatto rabbia i razzisti», commenta con un sorriso il maestro novellarese che, dopo aver vissuto 14 anni in Turchia, ha insegnato a Scandiano e a Modena e lavorato come portiere d’albergo all’hotel Europa e al Cristallo di Reggio.
Francesco Seghedoni
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