Dopo-Errani, cresce il pressing su Delrio
Si voterà probabilmente il 9 novembre: da tutta la regione gli appelli perché il sottosegretario scenda in campo
REGGIO EMILIA. Si voterà con ogni probabilità il 9 novembre per scegliere il successore di Vasco Errani. E’ questa infatti la data più probabile tra quelle che ancora ieri circolavano in viale Aldo Moro, a Bologna. Questo, mentre il Pd regionale presenta un progetto di legge per cambiare - a questo punto, a tamburo battente - l’attuale legge per l’elezione del consiglio regionale, eliminando il listino bloccato.
E mentre si sprecano i nomi dei possibili candidati alla presidenza, ce n’è uno che - nonostante gli sforzi del diretto interessato - continua a rimare in quota. Si tratta di Graziano Delrio: per lui si sprecano gli appelli da tutta la regione. Un pressing fortissimo che parte da Reggio, tracima su Modena con i suoi due candidati in pectore (Matteo Ricchetti e Stefano Bonaccini) lambisce Bologna alle prese con tutte le fibrillazioni della vicenda e coinvolge alla fine tutti i comuni, dalla Romagna a Piacenza.
E pur chiuso nel suo ufficio di Palazzo Chigi, queste pressioni, Delrio sembra avvertirle. Non foss’altro per il legame, anche affettivo, che il numero due di Palazzo Chigi ha con gli uffici di viale Aldo Moro: è stato lì, infatti, negli anni 90, che il giovane medico ricercatore ha iniziato la propria carriera politica, come consigliere regionale della Margherita e presidente della Commissione Sanità della stessa assemblea legislativa.
Che farà a questo punto Delrio? Fino a quando saprà resistere a queste sirene? Se lo chiedono in tanti, anche a Roma, dove Delrio prosegue nel suo lavoro di “ricucitura” tra le diverse istituzioni: dopo un primo periodo di grande esposizione mediatica - in cui pareva quasi sovrapporsi a Renzi in un ruolo di premier ombra - ora l’ex sindaco di Reggio sembra essersi calato in quel ruolo che tanti hanno descritto come congeniale per lui in questa situazione.
Vulcanico il premier , riflessivo il suo braccio destro. Ma c’è anche chi sottolinea che questa di una possibile candidatura alla presidenza della Regione sia per Delrio l’occasione di spiccare il volo, sancendo così quella autonomia da Renzi che pochi, nell’entourage del premier possono rivendicare.
Invero, non c’è soltanto il Pd in fibrillazione per queste elezioni. A chiederle a gran voce, subito dopo la condanna di Errani e prima che questi annunciasse le proprie dimissioni è stato il Movimento 5 Stelle. Che ora però si trova alle prese con la complicata scelta del candidato alla presidenza.
E a complicare le cose ci ha pensato il reggiano Matteo Olivieri, ex consigliere comunale e esponente assai considerato dal movimento di tutta la Regione. A Olivieri, infatti, non è piacuta la fuga in avanti di Andrea Defranceschi: «Nulla in contrario sulla candidatura del capogruppo in Regione - ha detto ieri Olivieri all’agenzia di stampa Dire - ma a patto che le sue situazioni giudiziarie siano risolte».
Su Defranceschi, infatti, pesano ancora l'inchiesta della Procura di Bologna per le spese dei gruppi politici regionali (De Franceschi è indagato come tutti gli altri capigruppo), i cui avvisi di indagine dovrebbero arrivare dopo l'estate, e il processo davanti alla corte dei conti per le interviste tv a pagamento. «Se le situazioni giudiziarie di Defranceschi sono risolte - chiosava ieri Olivieri - ma questo io non posso saperlo, non vedo perchè bisognerebbe andare a cercare un altro candidato. Ma dipende molto dalla sua situazione: non vorrei che ci trovassimo sotto elezioni e poi viene fuori qualcosa».
Nessun secondo fine, per Olivieri: «Io non mi candido, nessuno me lo ha chiesto e comunque non lo farò».
massimosesena
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