Manzotti ha chiesto aiuto all’ambasciata italiana
Delitto in Polonia: presto l’artigiano di Arceto incontrerà in cella un funzionario. Il difensore ha raccolto altra documentazione sull’infermità mentale dell’omicida
SCANDIANO. Non vuole perdere i contatti con la sua famiglia e con il suo Paese, da qui la richiesta di un incontro con un funzionario dell’ambasciata italiana in Polonia (con sede a Varsavia) che dovrebbe tenersi in carcere a Rzeszçw nel giro di pochi giorni.

E’ l’ultima “mossa” di Fermo Manzotti, su cui pende come un macigno l’accusa di omicidio volontario aggravato dall’estrema crudeltà, per aver ucciso il 18 giugno scorso la moglie 32enne Teresa Misa davanti agli occhi del figlio di 4 anni. Un incontro a cui l’ambasciata non era tenuta perché il 46enne di Arceto è accusato e non è vittima di un reato, a meno che il cittadino italiano non lo chiede espressamente. Manzotti non ha chiesto prima questo contatto o perché non era in grado di poterlo fare, oppure perché non conosceva questa possibilità.
Ora le cose sono cambiate e l’ambasciata si sta organizzando per incontrarlo. Intanto continuano le indagini difensive dell’avvocato Noris Bucchi (in stretto contatto con i familiari), tese a raccogliere ulteriore documentazione medica sulle condizioni mentali del suo assistito, peraltro già giudicato affetto da schizofrenia secondo i primi accertamenti legati alla perizia psichiatrica già disposta dagli inquirenti polacchi. L'artigiano 46enne ha ammesso – nell’interrogatorio – le coltellate, motivandole però come la reazione all'aggressione subita dalla moglie. Insomma, a suo dire avrebbe agito per legittima difesa. Parole e ricostruzione che Manzotti ha rimarcato anche nel sopralluogo fatto con gli investigatori in quella stradina di campagna in cui è avvenuto il delitto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
