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Biogas, due nuove centrali «autorizzate senza dirlo»

Correggio: sono state approvate il 5 giugno ma la notizia è emersa solo ieri I comitati: «Alla faccia della trasparenza... Vogliono impedire il dibattito»

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CORREGGIO. La Gmp Bioenergy srl inizierà presto i lavori di costruzione per le due centrali biogas in Fossa Faiella 6. Nonostante, quindi, le preoccupazioni insorte fra i cittadini e la mobilitazione dei comitati ambientalisti (anche a livello regionale) con l’invio di diffide a Comune, Provincia, Regione e altri cinque enti nazionali, la richiesta di costruzione degli impianti è stata approvata.

La notizia è arrivata ieri – nonostante la determinazione con l’esito positivo per la Gmp Bioenergy sia datata lo scorso 5 giugno, prima del ballottaggio quindi, e quando il Comune era guidato dal commissario – a seguito della conclusione del procedimento Pas (Procedura abilitativa semplificata) e questa decisione è destinata a far discutere.

Questo perché, ancora una volta, il “via libera” alle centrali sembra essere stato approvato senza nessun coinvolgimento dei cittadini che, però, da mesi chiedevano incontri e trasparenza (anche agli atti amministrativi).

«Come da migliore tradizione – spiegano i comitati ambientalisti – è stato deciso di approvare la costruzione delle due centrali nascondendo tutto ai cittadini, nonostante le richieste di accesso agli atti risalenti al 2013 e ben 250 diffide riguardanti questi impianti in specifico. Solo a cose fatte ora viene pubblicata la delibera sul sito del Comune, peraltro poco in evidenza. Questo – aggiungono – è stato fatto per impedire un dibattito in merito».

Una storia che si ripete, secondo i comitati, come quando, da un giorno all’altro, a Ferragosto di un anno fa ripresero i lavori per la costruzione delle centrali di via Gandhi (proprietà Amtrade Italia) o, uscendo dal territorio di Correggio, il Comune di San Martino in Rio autorizzò la costruzione dell’impianto di Gazzata.

Anche se ormai è noto a tutti il fatto che per gli impianti al di sotto dei 999 kWe non serve la Via (Valutazione impatto ambientale) e che i Comuni, per certi tipi di impianti privati non possono metter becco, per i comitati la nuova battaglia è solo all’inizio.

Silvia Parmeggiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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