"Questa è l'acqua", la letteratura diventa musica
La nuova rassegna Arci: un viaggio attraverso la letteratura e le parole, per riscoprire il fascino e il potere della lettura, assieme a grandi autori e artisti dei nostri giorni
REGGIO EMILIA. Un viaggio attraverso la letteratura e le parole, per riscoprire il fascino e il potere della lettura, assieme a grandi autori e artisti dei nostri giorni. Parte mercoledì, alle 21.30, a Villa Arci, in viale Ramazzini, “Questa è l’acqua”, il Festival sonoro della parola ideato da Paolo Nori e realizzato in collaborazione con Arci. In scena letteratura e musica si mischiano a forme espressive quali il fumetto, il dialetto e la trascrizione: dai lavori del fumettista Gipi, all’interpretazione reggiana di Beckett presentata da Benati, passando per Carlo Lucarelli e il suo duetto con il coro delle mondine di Novi, la poesia del romagnolo Baldini e i testi di Matteo Bianchi e Mariangela Gualtieri.
Nori la lettura per molti è un momento di intimità tra scrittore e lettore: perché sostituire il lettore con un ascoltatore e un pubblico?
«Alla fine degli anni novanta un mio amico mi parlava benissimo di Antonio Delfini, uno scrittore di Modena che non conoscevo, e avevo cercato un suo libro e avevo trovato “Il ricordo della Basca” e avevo provato a leggerlo e non mi era piaciuto; mi sembrava, non so come dire, lamentoso, il contrario di quello di cui mi sembrava di aver bisogno allora. Qualche mese dopo avevo sentito Gianni Celati che leggeva ad alta voce l’introduzione de “Il ricordo della Basca”, proprio il pezzo che avevo provato a leggere io, e l’avevo trovato bellissimo, con una musica che io non ero stato capace di riprodurre nella mia testa e un incanto poetico che era tutt’altro che lamentoso. E ero tornato a casa e avevo preso “Il ricordo della Basca” e l’avevo riletto tutto con quella voce lì che mi aveva fatto scoprire Celati. E mi viene da dire che, per me, l’esperienza dell’ascolto di un testo letterario non sostituisce l’esperienza della lettura, l’arricchisce. Io non credo che chi verrà al festival poi tornerà a casa pensando “Ve’, oggi ho sentito leggere ad alta voce, non devo leggere niente”, credo, che, forse, succederà il contrario».
Dal dialetto di Benati e Baldini alle storie visuali di Gipi, passando per la “polifonia della parola” dei Nuovi Bogoncelli e il duetto tra Lucarelli e le mondine di Novi: qual è la “sostanza” comune?
«Daniil Charms, che è l’autore che verrà letto dai Nuovi Bogoncelli, diceva che lui voleva che quando scriveva un verso, quel verso fosse così duro che a buttarlo contro la finestra si rompesse la finestra. Ecco io, non so cosa succederà, dal 16 al 19 luglio, a Reggio, ma credo che sia possibile che si rompa qualche finestra».
Perché dare al festival il nome del discorso di David Foster Wallace?
«Il discorso intitolato “Questa è l’acqua” è un esempio meraviglioso di letteratura ad alta voce, è un discorso comico e commovente che mette in scena delle situazioni, come una fila al supermercato, che tutti abbiamo incontrato e incontriamo nella nostra vita; Wallace, da quel materiale lì, tira fuori una cosa che poi, quando trovo una fila al supermercato, a me vien sempre in mente quel discorso».
In un mondo in cui siamo bombardati di informazioni, stimoli, disturbi, storie e prodotti culturali, perché “scegliere” la narrazione e il rapporto/incontro diretto con gli autori o i lettori?
«Non firmo appelli a favore della letteratura, quasi mai, perché mi sembra che la letteratura sia talmente potente, paragonabile alla forza di gravità: chi sono io, per fare un appello a favore della forza di gravità? Se verrà qualcuno, a Reggio, al festival sonoro della letteratura, quelli che verranno non hanno bisogno che io gli dica i motivi per cui devono venire, li sanno benissimo da soli».
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