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OMICIDIO-SUICIDIO Il padre di Bartolino: «Perché fidarsi di quel pazzo?» FOTO VIDEO

OMICIDIO-SUICIDIO Il padre di Bartolino: «Perché fidarsi di quel pazzo?»  FOTO VIDEO

«Glielo avevo detto: doveva mandarlo via, quell’uomo non era normale, lo avevo capito subito». La madre sconvolta GUARDA LE FOTO  VIDEO L'intervista al sostituto procuratore inquirente L'amico di Bartolino sconvolto IL RITRATTO Laurea da record e tanti successi professionali 

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REGGIO EMILIA. Un urlo lancinante, che strappa il cuore: «Hanno ucciso mio figlio! Non può essere stato che quel pazzo, glielo avevo detto subito ad Amos di mandarlo via, si vedeva che era un disgraziato». Da pochi attimi i genitori del medico ammazzato nel Modenese, a Santa Caterina di Concordia, hanno saputo della tragedia. Un pugno nello stomaco incassato all’improvviso. E’ pomeriggio inoltrato e nell’area residenziale di via Accursio da Reggio – nel quartiere Santa Croce – il dolore si tocca con mano nella villetta a tre piani immersa nel verde della famiglia Bartolino. L'EDITORIALE: "Il dolore e la sua rappresentazione"

Neville Menozzi, si tiene la mano sul petto, l’emozione è fortissima, s’appoggia al marito Pasquale Bartolino che si fa duro come una roccia, perché è troppa la rabbia per un pericolo che lui aveva fiutato diverso tempo fa e che ora si è materializzato in tutta la sua crudezza. I genitori hanno subito capito chi poteva aver sparato al figlio e davanti al taccuino vanno immediatamente ai guai creati da Carlo Ghidoni nella casa in ristrutturazione a Santa Caterina di Concordia in cui sarebbero andati ad abitare anche loro una volta ultimati i lavori.

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«Perché l’ha ucciso? Perchè è un pazzo – grida il padre – e mi era bastato vederlo una volta a San Martino in Rio. Sono un maresciallo dell’aeronautica in pensione, facevo selezione di personale, non ho avuto dubbi e l’ho detto immediatamente a mio figlio: quell’uomo non è idoneo, non è normale, ha gli occhi trasognati, mandalo via! Invece ad Amos gli faceva pena e ha continuato a farlo lavorare nella casa in ristrutturazione. So solo che era un maestro di karate, ma non mi è piaciuto alla prima occhiata. Mio figlio non doveva tenerlo».

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La moglie va e vieni dalla casa, cerca disperatamente di mettersi in contatto con qualcuno al telefono. Nel cortiletto il marito cerca di capire, con il cronista, altri particolari, ha solo un attimo di sbandamento quando apprende che chi ha sparato a suo figlio si è poi suicidato. Ma è solo la reazione di un attimo, perché basta parlargli del possibile movente, cioè un piccolo debito da saldare, che ritorna la rabbia di chi ha da sempre temuto quell’uomo: «Ma quale debito! Man mano che faceva i lavori mio figlio lo pagava, andava anche a prendergli la roba che serviva nella casa. Il problema era di sicuro solo nella testa di quella persona. Non era mai contento – s’infervora il maresciallo in pensione – voleva sempre fare qualcosa in più di quello che gli veniva chiesto di fare. Non era uno a posto e me lo sentivo che avrebbe potuto fare qualcosa di terribile».

I due genitori sono soli in casa, la figlia – l’avvocatessa Milena Barbara Bartolino che nella casa di famiglia ha anche lo studio legale – è in Romagna e neppure lei probabilmente sa della tragedia abbattutasi in un’anonima domenica di luglio su tutti loro. La mamma prova a telefonarle, non riesce a trovarla.

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«Ma come si fa a perdere un figlio così?» si chiede con un filo di voce la mamma uscendo nuovamente di casa per cercare conforto dal marito che l’abbraccia, la rassicura, cerca di non farle perdere la testa.

Lacrime strozzate in gola, poi d’un lampo l’unico desiderio è andare al più presto da Amos: «Voglio raggiungerlo all’istituto di medicina legale di Modena. Ma perchè fidarsi ad un disgraziato come quello là? Mi sembra di morire...». E’ una scena straziante: Pasquale e Neville si stringono, si fanno forza, il figlio oculista di fama che era il loro orgoglio non c’è più, freddato da una persona che conoscevano e temevano da un bel pezzo: «Un pazzo, l’ha ucciso un pazzo...».

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