Pagani e Mori puntano ad un assessorato
I consiglieri reggiani uscenti pronti a scendere in campo per un posto in giunta. Delrio in corsa solo su chiamata di Renzi
REGGIO EMILIA. Puntano ad un assessorato. Ma i giochi saranno chiariti solo alla fine dell’iter che potrebbe portare all’approvazione della nuova legge elettorale. Delrio permettendo. Indiscrezioni. Ma, nel caos del post Errani, da Reggio a Bologna le voci si rincorrono: i consiglieri regionali reggiani del Pd, Beppe Pagani e Roberta Mori, sarebbero già pronti a correre per un posto in viale Aldo Moro. Questa volta, tuttavia, non nell’Assemblea legislativa, ma direttamente in giunta, espressione rispettivamente dell’area renziana e di Rifare l’Italia, la corrente che si rifà a D’Alema, Orfini e al ministro Orlando. Difficile la ricandidatura per un altro reggiano, Marco Barbieri, entrato in viale Aldo Moro per il rotto della cuffia già nel 2010, grazie ad un ricorso.
Uno scenario su cui incombono due variabili. La prima è l’eventuale discesa in campo di Graziano Delrio, che Renzi in persona potrebbe rimettere in corsa. In caso di candidatura alla presidenza della Regione dell’ex sindaco di Reggio, infatti, diminuirebbero automaticamente i “posti” al sole a disposizione per i candidati reggiani. Ipotesi che a sua volta si interseca con l’iter di approvazione della nuova legge elettorale, attesa oggi in commissione, con la quale si abolirebbe il “listino del Presidente” introducendo doppia preferenza e parità di genere. Proprio al “listino” puntano coloro che ambiscono a un ruolo in giunta, avendo più di una garanzia per l’elezione. Senza “listino”, invece, la corsa diventerebbe ad ostacoli, dovendo confrontarsi con il risultato delle urne. Urne alle quali, in caso di mancata discesa in campo di Delrio, si potrebbe andare già il 14 settembre per primarie di coalizione. Una decisione che verrà presa solo dopo il 23 luglio, quando si riunirà nuovamente la direzione regionale. Per le primarie, ad oggi, si profila una sfida fratricida, tutta renziana e modenese, fra il segretario regionale Stefano Bonaccini, 47 anni, ed il parlamentare Matteo Richetti, 40 anni. Due personalità opposte, che non si amano affatto: Bonaccini, che proviene dai Ds, è stato bersaniano di ferro ma poi si è schierato con Renzi; Richetti è un renziano della prima ora, di tradizione cattolica, già presidente dell’Assemblea legislativa. Sullo sfondo gli outsider: il sindaco di Imola Daniele Manca, l'ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, la vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. Una partita che potrebbe essere ancora rivoluzionata, ma questa volta sul fronte giudiziario, con l’inchiesta delle spese pazze dei consiglieri che potrebbe aprire ulteriori scenari.
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