Campovolo, i conti sono in ordine ma il futuro è molto incerto
Dopo la cura degli ultimi anni, per la prima volta la società ha chiuso in utile. Ma il fatturato è più di quattro volte inferiore a quello dell’aeroporto di Parma
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REGGIO EMILIA. I conti sono in ordine. Ma il fatturato è più di quattro volte inferiore a quello dell’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma che, pur non potendo competere direttamente con il “Marconi” di Bologna, rappresenta comunque una valida alternativa per prendere voli nazionali e internazionali. A metà strada, il nostro campovolo. O meglio, il “Ferdinando Bonazzi”, aviatore pluridecorato della prima guerra mondiale, al quale è intitolato l’aeroporto di “aviazione generale” di Reggio Emilia, oggi più che mai città proiettata verso la stazione Mediopadana. È qui, al campovolo già teatro di concerti memorabili, che il sindaco Luca Vecchi ha intenzione di realizzare il Parco della musica: un percorso che sarà ad ostacoli, a lungo sui tavoli dell’amministrazione, mai portato avanti fino in fondo.
TRA PARCO E REALTÀ. Troppi i nodi. A cominciare proprio dalla presenza dell’aeroporto, di proprietà demaniale e gestito da una partecipata di Comune, Provincia e Camera di Commercio che solo un paio di settimane fa ha rinnovato il proprio cda, con le nomine del consigliere uscente, Federico Spattini, al ruolo di presidente, e di Daniela Spallanzani (in quota Provincia) e Lorenzo Melioli (presidente Confagricoltura, indicato dalla Camera di Commercio) nelle vesti di consiglieri. Incarichi sui cui compensi complessivi c’è stata una sforbiciata, passando da 24mila euro a 19mila all’anno. Ma che rappresentano comunque una continuità rispetto al progetto di rilancio di una società pubblica su cui solo nel 2009 era stato avviato un processo di privatizzazione, poi abortito nel 2011 in favore dei soci pubblici con un piano di liquidazione evitato grazie al drastico intervento di Francesco Notari – allora presidente del cda e oggi assessore alle Partecipate – che è riuscito a coprire un buco di circa 300mila euro l’anno. E così il destino dell’aeroporto di Reggio ha visto invertire di colpo la sua rotta. Dalla liquidazione al mantenimento. Con il parco della musica in stand-by.
EVITATO IL PRECIPIZIO. Ma quanto vale oggi l’Aeroporto di Reggio? Nel 2013, l’utile della partecipata è stato appena di 290 euro, raggiunto faticosamente al termine di un quinquennio in cui le perdite oscillavano tra i 343mila euro del 2007 e i 130mila del 2011. Il segno “più” è arrivato nel 2012, per una cifra pari a 16mila euro, all’interno di un fatturato che non ha mai sfondato il tetto dei 500mila euro l’anno. Era di 419mila nel 2007, è stato di 418mila nel 2013, con il picco positivo nel 2008 (492mila) e negativo nel 2010 (392mila). Numeri troppo bassi per poter competere con gli aeroporti vicini, sebbene il rapporto debiti/fatturato giochi a favore dello scalo reggiano.
ANCHE PARMA VOLA. Per il “Marconi”, il fatturato nel 2012 è stato di 75.661.000 euro; per l’aeroporto di Rimini, di 13.578.000. Persino Parma, con 1.784.000 euro ci surclassa, a tal punto da avvicinare l’aeroporto reggiano ai fatturati degli scali di Lucca (475mila euro) e di Trento (381mila euro). Ma, soprattutto, con ricavi tali da rendere legittima l’aspirazione di sfruttare il brand “Campovolo” per qualcosa di più rispetto ad una semplice area per attività poco più che amatoriali.
TUTTI A SCUOLA. Il punto, infatti, è questo: cosa si fa nell’aeroporto di Reggio, oltre alla riscossione delle tasse aeroportuali? C’è un centro di manutenzione, una scuola di paracadutismo, una scuola di volo e un centro di fornitura del carburante. Si tratta di società private che trovano posto in aree dedicate e in 5 hangar di massimo 750 metri quadrati, in affitto, vicino ad una pista lunga 1,4 km, per voli privati turistici, aerodidattici, di Stato, ultraleggeri e aerotaxi per massimo 9 passeggeri.
CRESCITA E FUTURO. Ad usufruirne, in media, circa tremila passeggeri l’anno, secondo un trend in forte aumento (erano 1.927 nel 2009, sono stati 2.964 nel 2013), al quale non corrisponde una stessa crescita in termini di movimenti, ovvero di decolli e atterraggi, pari a circa 26 al giorno: 9.357 nel 2009, 8.208 nel 2010, 7.946 nel 2011, 9.079 nel 2012, 9.632 nel 2013 e 3.868 fino a maggio del 2014. In futuro sono previsti interventi sul fronte della sicurezza e sugli hangar. Non manca un ulteriore contenimento dei costi, che potrebbe riportare nuovamente il campovolo di fronte ad un bivio: un luogo dove volare e dove sognare. Non solo su un aerotaxi ma anche sulle ali della musica.
@evarspar
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