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Franzini porta la diga di Vetto alla Camera

Franzini porta la diga di Vetto alla Camera

Divenuto sindaco di Palanzano, il coordinatore del comitato rafforza la sua battaglia per realizzarla

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VETTO. Divenuto sindaco di Palanzano, Lino Franzini – che nei mesi scorsi è stato l’attivissimo coordinatore del comitato per la costruzione della diga di Vetto – ha voluto portare questo argomento all’attenzione della Camera dei Deputati, illustrando lo spreco delle acque dei torrenti Enza, Cedra, Liocca, Lonza e Bardea.

Franzini si è recato a Roma lunedì scorso: in occasione dell’incontro ha affrontato varie tematiche relative ai territori montani e ha visionato alcune proposte di legge – che saranno prossimamente esposte in Parlamento – aventi per oggetto la valorizzazione e il ripopolamento delle piccole comunità montane.

«La diga di Vetto – ha poi spiegato entrando nel merito – è stata definita urgente e indifferibile per l’irrigazione delle terre del Parmigiano Reggiano dal governo nel 1987. Si tratta di un’opera finanziata, progettata, appaltata, iniziata e poi sospesa per motivazioni dichiarate tutte infondate dalla Suprema Corte di Cassazione; un’opera in grado di ridurre l’uso delle acque del Po per irrigare i prodotti del settore alimentare di Reggio Emilia e Parma, di proteggere la Val d’Enza da ogni possibile alluvione dovuta ai cambiamenti climatici, di produrre energia elettrica pulita in quantità superiore a tutte le centrali idroelettriche presenti sull’Appennino Reggiano. Ma anche di dare ottima acqua ai rubinetti di Parma e Reggio, di risollevare la quota delle falde, di garantire il minimo deflusso vitale a Enza e Crostolo, di ridurre l’inquinamento di 52mila tonnellate di anidiride carbonica in atmosfera».

«Oltre a questo – ha continuato Franzini – la diga ridarebbe un futuro ai paesi montani dell’Appennino, spopolati e dissestati, creando posti di lavoro. Non sarebbe un’opera pericolosa come il Vajont e non provocherebbe pericoli sismici, come riportato dai dati dello studio di impatto ambientale. Ci auguriamo che chi amministra questi territori comprenda che lo spreco dell’acqua deve finire. Se vogliamo affrontare le carenze idriche del domani serve una scelta politica da parte di tutti, partiti, aziende e società comprese. Il bene comune – insiste Franzini – non ha un colore, ma deve essere un obiettivo di tutti i partiti e i cittadini».

Il progetto della diga, di cui si parla ormai da decenni, non cessa però di generare polemiche tra chi ne sostiene l’importanza e chi, invece, si concentra sulle dimensioni dell’opera (100milioni di metricubi d’acqua con una superficie di oltre 4 chilometri quadrati) e sull’impatto ambientale e sul microclima locale.

Ma ora Franzini è divenuto sindaco a Palanzano, inserendo nel programma di governo anche la realizzazione delle diga. (l.t.)

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