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Reggio Emilia tra le province solo sfiorate dalla crisi

Reggio Emilia tra le province solo sfiorate dalla crisi

A dirlo è una ricerca condotta dal Sole 24 Ore sugli effetti della recessione. Salvioli (Cisl): «Genitori e nonni fanno da cassaforte per aiutare i giovani»

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REGGIO EMILIA. I reggiani, storici risparmiatori oltre che ottimi investitori in beni durevoli, hanno perso fiducia nel sistema bancario e finanziario; preferiscono conservare una sostanziosa liquidità (i conti correnti sono corposi) e non pensano assolutamente di "svendere" il patrimonio immobiliare accumulato nel tempo tanto che i prezzi delle case messe in vendita sono scesi di pochissimo. Sebbene anche per loro i tempi si siano fatti leggermente più cupi, con il tasso di disoccupazione in ascesa e il prodotto lordo in calo, molte imprese reggono abbastanza bene alla congiuntura sfavorevole e compensano i minori consumi interni puntando sulle esportazioni.

Sono alcuni dei tratti caratterizzanti che escono da una ricerca su più fronti condotta dal quotidiano economico Sole 24 Ore che ha stilato una mappa degli effetti della crisi in Italia soffermandosi sui cambiamenti più evidenti avvenuti negli ultimi sette anni nelle aziende e nelle famiglie locali. Nella graduatoria nazionale composta su queste basi Reggio figura fra le province che hanno risentito meno delle conseguenze di questa prolungata recessione. Solo dodici capoluoghi risultano piazzati meglio di noi e in Emilia Romagna soltanto la vicina Modena pare abbia sofferto di meno.

«Il nostro sistema basato sulla rete familiare - commenta Margherita Savioli segretario provinciale della Cisl - resiste pregevolmente, con genitori e nonni che fanno da cassaforte per fronteggiare i disagi dei giovani. Nel periodo dal 2007 al 2013 i prestiti personali sono rimasti pressoché invariati e non tragga in inganno la marcata ascesa della percentuale dei senza lavoro perché solo quattro province stanno meglio di noi; il vistoso incremento percentuale degli inoccupati è originato solo dal fatto che in precedenza avevamo il più basso numero di disoccupati di tutta la penisola.

I reggiani - continua la sindacalista - lamentano alcuni limiti ma mostrano anche magnifici pregi. La storica abilità manifatturiera, ad esempio, che esige soprattutto competenze tecniche, è stata un freno alla formazione di una cultura capace di puntare sull'innovazione ed alla fine resta limitata la platea di giovani che puntano ad una formazione universitaria. Restiamo però capaci di apprezzare il buon vivere, come dimostra il fatto che è minore del passato ma resta pur sempre elevato l'acquisto di automobili e di altri beni legati alla comodità come gli elettrodomestici e gli oggetti informatizzati. Lo stesso discorso vale per le spese farmaceutiche. In sette anni c'è stata un lievissima limatura, solo il 4% in meno. Per finire con gli scarti. Sono scesi un poco ma ne creiamo ancora tanti». (l.v.)

 

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