Gazzetta di Reggio

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La Regione “salva” i 7 anni di fondi europei

Approvato il documento di programmazione: due miliardi e mezzo di euro da investire sul territorio

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REGGIO EMILIA. Le dimissioni di Vasco Errani non hanno compromesso l’accordo europeo di parternariato, ovvero il documento di programmazione settennale per l’accesso ai fondi europei.

Il “salvataggio” è arrivato ieri dall’assemblea legislativa che ha approvato a maggioranza la programmazione in Emilia Romagna. Due miliardi e 500 milioni di euro per investire sulle persone, favorire l’innovazione, la diversificazione e la capacità imprenditoriale del sistema produttivo, mantenere un elevato grado di qualità dell’ambiente, del patrimonio culturale e dell’infrastrutturazione del territorio, la coesione territoriale e sociale e la qualità dei servizi collettivi. Sono queste le grandi priorità individuate dal documento con cui la Regione ha adottato un approccio integrato per i Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Sie).

Gli strumenti di intervento che daranno concretamente attuazione alla strategia europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, sono in Emilia-Romagna i programmi operativi Fondo Sociale Europeo (Fse) e Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), ed il Programma di Sviluppo Rurale (Psr), che consentiranno a livello territoriale un’articolazione differenziata degli interventi modulata in base alle peculiarità delle diverse aree della regione e integrate con gli strumenti di attuazione a carattere settoriale.

Tre gli ambiti di interventi specifici individuati: città, aree interne, area del sisma.

Come città target delle politiche per lo sviluppo urbano sostenibile sono state individuate dieci città dell’Emilia-Romagna, utilizzando indicatori riconducibili a demografia, istruzione, ricerca, sanità, mobilità, ambiente, competitività.

Per le aree interne sono stati identificati quattro ambiti potenzialmente oggetto di politiche specifiche: la montagna occidentale, la montagna centrale, la montagna orientale e il delta del Po. Aree che, pur presentando molte caratteristiche comuni come criticità demografica, fragilità socio-economica, rischio di dissesto idrogeologico ma anche produzioni locali tipiche e di qualità, forte spirito di comunità e di accoglienza, godono di peculiarità proprie e pertanto non possono essere considerate come omogenee.

Altro ambito individuato dal documento l’area del sisma, una delle aree produttive più importanti del Paese con la presenza di distretti produttivi anche di rilevanza internazionale, dove il processo di ricostruzione è ancora in corso, ma con segni di ripresa evidenti. Le aziende hanno recuperato quasi completamente le attività di produzione e i servizi alla popolazione sono stati completamente ripristinati, anche grazie all’approntamento di strutture temporanee.

Il documento guarda anche all’integrazione degli strumenti di attuazione territoriali, e la sua più rilevante espressione si trova nella Smart Specialization Strategy, una strategia di specializzazione intelligente che ogni Regione deve delineare facendo leva sui propri vantaggi competitivi, così da “specializzarsi” in un numero ridotto di ambiti che possono raggiungere standard di eccellenza e fare da traino al sistema regionale nel suo complesso, al fine di raggiungere gli obiettivi posti da Europa 2020.Un ruolo importante, infine, è giocato dalla partecipazione dell’Emilia-Romagna alle politiche europee di scala sovranazionale.

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