Campovolo, i quattro ostacoli al parco della musica
Una proprietà vincolata, un passaggio demaniale fermo e un rischio sicurezza. E in più il Comune non ha risorse: la mega arena è una missione impossibile

REGGIO EMILIA. La missione è quasi impossibile. Nonostante la volontà politica di portarla a termine. E gli ostacoli sono insormontabili. Ma è proprio con questi intralci che il sindaco, Luca Vecchi, dovrà fare i conti se vorrà vincere la sfida del Parco della musica all’interno del campovolo, vero piatto forte della sua campagna elettorale. Nodi legati non solo alla presenza dell’Aeroporto. Ma anche, e soprattutto, alla situazione patrimoniale di un’area le cui prospettive di cambiamento sono ferme al palo. All’origine del rebus, la proprietà dell’area, di cui la partecipata del Comune è società di gestione parziale.
SONDAGGIO: QUALE FUTURO PER IL CAMPOVOLO?
Un terreno di circa un milione di metri quadri, pari a circa una volta e mezzo il centro storico, diviso in due destinazioni: un’area operativa, pari a circa 2/3 del totale, nella quale si svolgono le attività proprie dell’aeroporto, cui si aggiunge un’area “sociale”, che può diventare sede di manifestazioni. Entrambe sono di proprietà dell’Enac, l’Ente nazionale di aviazione civile. E, sulla prima c’è un vincolo inamovibile che, nel caso in cui il progetto del Comune andasse in porto, ridurrebbe già in partenza la portata di una futura arena della musica.
Per Italia Loves Emilia, per esempio, dietro richieste politiche partite dall’alto era stato infatti l’intero campovolo ad ospitare i circa 150mila fans arrivati da tutta Italia. Particolare non di poco conto, considerando che – proprio in virtù di quell’evento – le società subconcessionarie degli hangar hanno chiesto e ottenuto contributi per i danni lamentati a causa dell’interruzione forzata delle loro attività. Se parco della musica sarà, quindi, bisognerà da subito abbassare il livello delle aspettative. L’area a disposizione sarebbe solo quella “sociale”, regolata da un protocollo d’intesa tra Comune, Aeroporto e Enac per il rilascio di concessioni occasionali.
È il caso di Festareggio, sulle cui autorizzazioni in passato non sono mancati problemi, dovuti al fatto che la concessione “occasionale” stava diventando troppo “ricorrente”. Su questa porzione del campovolo, tuttavia, c’è da parte della Direzione aeroportuale di Bologna un parere favorevole ad un cambio di proprietà: nulla di scritto, ma solo una vaga presa in considerazione della possibilità di un futuro passaggio patrimoniale dell’area, che attraverso un piano di dismissioni potrebbe entrare nelle disponibilità della Regione o del Comune. Quando? L’iter ha tempi incerti, e dovrà passare al vaglio di vari organismi nazionali. Ma, anche in caso di esito positivo, resterebbe un’ulteriore problema: la sicurezza, ovvero la reale fattibilità di grandi eventi accanto ad un aeroporto.
Sul tavolo del Comune, dopo il concertone per i terremotati, era approdato un progetto (presentato dal manager di Ligabue, Claudio Maioli di Riserva Rossa, e dal suo socio Ferdinando Salzano di F&P Group), che prevedeva sia l’aeroporto che l’arena eventi, circondandoli con un bosco urbano. E questa sembrerebbe anche l’intenzione di Vecchi. Ma il progetto è stato messo da parte. Il motivo? L’arena, modulabile, era stata studiata su un’ulteriore terza area, che interessava tre porzioni di terreno di cui una sola di proprietà del Comune. Quanto alle altre due, invece, oltre all’Enac entrava in ballo anche un privato. E il Comune, oggi come oggi, per acquistarla dovrebbe giocoforza ricorrere ad uno sponsor, non avendo in cassa le risorse necessarie per affrontare da solo la compravendita.
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