Il primario assassinato ha cercato di difendersi
Correggio: ha una ferita all’avambraccio, dovuta al tentativo di coprirsi Oggi la camera ardente nella sala riunioni dell’ospedale San Sebastiano
CORREGGIO. I professionisti della Medicina legale del Policlinico di Modena, coordinati dal professore Enrico Silingardi, hanno completato gli esami autoptici su Amos Bartolino e Carlo Ghidoni. E dalle prime evidenze, seppur servirà ancora tempo per un report dettagliato da presentare agli inquirenti, emerge una prima ricostruzione scientifica di quanto avvenuto nei concitati frangenti dell’omicidio suicidio.
Il primario di Oculistica dell’ospedale di Correggio, infatti, è stato colpito – come già emerso dai primi riscontri visivi curati dal medico legale in via Chiaviche a Concordia (Modena) – da quattro colpi.
Tre hanno raggiunto organi vitali e sono quelli che hanno causato la morte, centrando il medico al torace e alla nuca. Il quarto, invece, racconta indirettamente una drammatica situazione: gli esperti hanno infatti riscontrato una lacerazione all’avambraccio destro, una ferita superficiale, causata da un proiettile che ha colpito il dottore soltanto di striscio.
Una ferita che fa emergere il tentativo di difendersi dal suo assassino da parte dell’oculista. Ha come portato istintivamente il braccio davanti al proprio corpo per ripararsi di fronte alla pistola impugnata da Ghidoni. E invece l’elettricista ha sparato almeno quattro volte e in due occasioni diverse. Prima mentre Bartolino si riparava alla bene e meglio e poi per freddarlo definitivamente all’interno della casa colonica che stava ristrutturando. Un modus operandi che, semmai ce ne fosse ancora bisogno, conferma la premeditazione del gesto, già esplicitato nella lettera testamento, trovata nell’abitazione di Carpi dell’omicida. Le analisi scientifiche su Ghidoni invece indicano un’unica ferita, alla tempia.
Ma per avere l’ufficialità dell’impianto medico-legale bisognerà comunque ancora attendere il riscontro balistico, che dovrà confermare, in parallelo all’analisi dei Ris, le traiettorie dei proiettili, escludendo quindi di fatto che a sparare sia stata una terza persona.
Intanto oggi dalle 9 alle 19, nella sala riunioni dell’edificio E1 dell’ospedale San Sebastiano di Correggio, sarà aperta la camera ardente di Amos Bartolino. Il medico tornerà quindi un ultima volta, nel “suo” reparto di Oculistica, al primo piano dell’ala nuova dell’ospedale: un modo, da parte dell’Ausl e dei colleghi, per rendere omaggio al loro primario, alla persona che era, a ciò che rappresentava per tutti, nel luogo in cui amava lavorare e farsi carico, con grande professionalità e umiltà, dei suoi pazienti. E quella di oggi sarà l’ultima occasione per salutare il “doc” (come tanti lo chiamavano) perché i funerali – seguiti dalle onoranze funebri Rossi – domani si svolgeranno in forma strettamente privata.
Amos Bartolino, 50 anni, lascia la moglie Katia, i due figli Niccolò e Cecilia, i genitori Pasquale e Neville Menozzi, la sorella Barbara, il cognato Fabrizio e i nipoti Caterina e Francesco.
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