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«Paghino anche il Comune e la Regione»

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Baiso: lo chiede la difesa nel procedimento civile per la morte di Chiara. Al via anche il processo penale

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BAISO. Il processo civile per la morte di Chiara Maffei registra un’iniziativa importante: quella dell’avvocato Mario Franchella per conto dell’assicurazione del giovane Marco Benassi – che guidava l’auto sulla quale viaggiava la 19enne – che ha fatto istanza per chiedere che siano coinvolti nel risarcimento anche il Comune di Baiso e la Regione Emilia Romagna.

Una mossa che dice di più del processo penale, iniziato ieri, e che vede alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo solo l’amico della ragazza morta la notte in cui festeggiava il suo compleanno nell’incidente di Muraglione. E che è partito subito con un rinvio: al 22 gennaio per sentire i primi testimoni.

Sono passati quasi sei anni dall’assurdo incidente che ha strappato alla vita una ragazza di appena 19 anni, ma la sensazione è che si sia ancora troppo lontani dal chiarire le responsabilità per le quali la strada che costeggia il Secchia fosse aperta nonostante il fiume l’avesse divorata, provocando così il tragico incidente. Lo ribadisce l’avvocato Gian Domenico Pitaro, che con il collega Franchella difende Marco Benassi. «Si sta sequendo la pista sbagliata, si sta perdendo tempo» dichiara all’uscita dell’udienza.

Con loro c’è anche il padre di Chiara, Giorgio Maffei, che in questi anni non si è mai perso un passaggio della difficile vicenda giudiziaria, fatta di ritardi incomprensibili e di documenti smarriti.

Ma la famiglia di Chiara non si è costituita parte civile in questo procedimento. «Quell’incidente probabilmente poteva accadere anche se fosse stata Chiara a guidare» dichiara il padre. Che da anni chiede che venga fatta realmente luce sulla verità, che si chiarisca perchè quella strada sul versante di Castellarano fosse stata chiusa a causa dei danni provocati dal fiume, mentre da Baiso fosse inspiegabilmente e tragicamente rimasta aperta.

Ancora si attende l’esito del ricorso in Cassazione presentato dal procuratore capo Giorgio Grandinetti contro il proscioglimento dei tre tecnici (del Comune di Baiso e del Servizio di bacino) inizialmente convolti. Ma il padre di Chiara guarda altrove anche rispetto a loro. «Oggi quella strada è chiusa. E io resto convinto che vi siano altri responsabili per la morte di mia figlia – dichiara – Confido ancora nel procuratore Grandinetti, che mi ha dato la sua parola e sono convinto che le parole vadano mantenute».(el.pe)

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