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«Il fiume è rimasto un Far West»

«Il fiume è rimasto un Far West»

Boretto, il gestore dell’acquario: «Anarchia totale e sorveglianza assente»

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BORETTO. I furti sui fiumi e nelle golene non sono che la punta dell'iceberg di una situazione sul Po che i pescatori e gli appassionati reputano insostenibile. Il loro grido d'allarme da tempo risuona a vuoto, ma negli ultimi mesi si era aperto uno spiraglio grazie ad un paio di incontri che si sono svolti sulla motonave "Stradivari", dove esperti, pescatori e canottieri, oltre ai rappresentanti di tante associazioni, si erano dati appuntamento con l'obiettivo di gettare le basi per far diventare il Po una risorsa da sfruttare a livello naturalistico, turistico e sportivo e creare un "tavolo di lavoro" per migliorare la gestione del grande fiume. Ma dopo quei due incontri – al secondo del quale avevano preso parte anche dirigenti provinciali e regionali – pare che eventuali sviluppi si siano arenati. Vitaliano Daolio, gestore dell'acquario del Po di Motta Baluffi (Cremona), novellarese d'origine, era stato uno dei promotori delle serate, e a qualche mese di distanza lamenta gli scarsi progressi.

«Purtroppo – spiega – la situazione è invariata da allora e il Po è rimasto un Far West. E' sufficiente perlustrare alcuni tratti per capire che regna l'anarchia totale. Ci sono persone che operano nell'illegalità, ma che per diverse ragioni restano impunite».

Il riferimento di Daolio è agli operatori turistici (in particolare tedeschi e austriaci) che hanno "colonizzato" l'asta del Po e che per lo più operano senza licenze, oppure ai famigerati "pirati", provenienti soprattutto dall'Est.

Il fiume più lungo d'Italia attraversa quattro regioni e tredici province, e proprio per questo motivo è sottoposto a un governo così frastagliato da creare una frequente sovrapposizione di ruoli che negli anni ha portato a esprimere tante opinioni, ma a vedere concretizzati pochi fatti. Gli "uomini di Po" mettono in luce, ad esempio, le differenze normative sulla pesca, molto diverse non solo da regione a regione, ma anche da provincia a provincia. I comportamenti irregolari (pesca di frodo, furti, mancanza di licenze) non si contano, e ciò che viene maggiormente avvertita è l'assenza di una sorveglianza fluviale.

«Non sappiamo a chi denunciare queste cose – raccontano i pescatori – e di notte il fiume diventa terra di nessuno». Eppure, i segnali di ripresa dal punto di vista naturalistico ci sarebbero anche. La qualità dell'acqua è infatti notevolmente migliorata, come dimostra il ritorno, dopo decenni, di specie che erano sparite dal fiume, come l'arborella. E pensare che soltanto pochi anni fa il Po ha dovuto fronteggiare l'emergenza dovuta al disastro ambientale avvenuto sul Lambro, dove vennero sversati 600mila litri di petrolio. «Vogliamo metterci a sistema e creare finalmente una sinergia che funzioni – aggiunge ancora Daolio – perché senza un governo unitario questo fiume rischia di rovinarsi irreversibilmente. Ma i nostri appelli cadono nel vuoto».

Andrea Vaccari

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