«La poesia è musica e stasera si riscatterà»
A "Questa è l'acqua" stasera la Gualtieri e i Nuovi Bogoncelli IL PROGRAMMA - LA CITAZIONE - L'INTERVISTA
REGGIO EMILIA. La poesia «è anche musica», «soffre schiacciata dentro le pagine dei libri». E stasera la poesia si “riscatterà” grazie a Mariangela Gualtieri, straordinaria poetessa da palcoscenico, visionaria e viscerale, che declamerà i propri versi al Tecnopolo (alle 22), luogo molto suggestivo teatro dell’ultimo appuntamento del Festival sonoro della letteratura “Questa è l’acqua”, curato da Paolo Nori e organizzato da Arci. Ad aprire le danze alle 19.30 saranno i Nuovi Bogoncelli, gruppo musicale che dice di “non saper suonare”, guidato dallo stesso Nori, che leggerà Daniil Charms, voce profetica della narrativa russa. Poi arriverà lei a incantare il pubblico.
Cosa dobbiamo aspettarci?
«Darò voce ai miei versi andando come sempre a memoria – afferma la Gualtieri – So quasi tutte le mie poesie a memoria e questo mi permette di ascoltare il presente, la piazza, il pubblico, di guardare le facce e spesso d’improvvisare, recitare i versi che sento adatti al momento. Preparo sempre una scaletta, ma spesso non la seguo. Ci saranno certamente versi d’amore, altri che parlano di natura, di dolore, altri che esortano, insomma tutti i temi che da sempre la poesia ci consegna».
Dunque la poesia con lei prenderà “voce”.
«Credo che la forza della poesia si attui pienamente nell’oralità, quando qualcuno dà voce ai versi di fronte a una comunità in ascolto. Dunque sono molto contenta di essere stata invitata al Festival, credo che la poesia sia per eccellenza letteratura sonora, o almeno dovrebbe sempre esserlo».
Nella sua opera, sia poetica che di teatro, ha spesso accentuato l'aspetto della “inadeguatezza della parola”. Che cosa intende?
«Mi riferisco alla lingua corrente, quella che parliamo tutti i giorni: è una lingua logora, con la quale non riusciamo a dire le cose di cui davvero ci importa, una lingua sfinita, impoverita. Per questo penso che la poesia, il verso, sia ora più necessario e vitale che mai».
In un’epoca iper digitale, la comunicazione ha perso o ha vinto?
«L’iper digitale ha accelerato tutto moltissimo e nella velocità è più facile fermarsi alla superficie delle cose, non avere più tempo per andare in profondità. Ma è dentro di noi che va costruita la sponda su cui sbatte il mondo, su cui contenerlo. Senza una vita interiore si diventa sterili e poco attenti agli altri».
La letteratura oggi come è cambiata?
«È certo molto aumentata la quantità di pagine che vengono stampate, ma la qualità, l’essenza della letteratura è espressa pienamente solo da pochi nomi. Ogni secolo ci consegna poco più di una manciata di autori, perché il tempo, che è un grande spazzino, polverizza tutto ciò che non ha valore. Certo è più difficile orientarsi, incontrare i maestri che poi leggeremo per tutta la vita. Ma ci sono. Non smetteranno mai di esserci».
A un giovane che vuole fare il poeta o lo scrittore oggi, cosa si sente di dire?
«Gli parlerei di vocazione, di mettersi in ascolto: la scrittura è un dono che va accolto, un’arte per la quale occorre esercitarsi e studiare continuamente, che tanti altri hanno abitato magistralmente e nella quale non c’è bisogno di noi. Credo non ci sia niente di più infelice che percorrere un destino che non è il proprio, dunque è urgente che un giovane intuisca quale è il suo compito in questo mondo e questo è diverso dal sapere “cosa voglio fare”».
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