Gazzetta di Reggio

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Cna: senza cassa artigianato in ginocchio

di Enrico Lorenzo Tidona
Cna: senza cassa artigianato in ginocchio

L’ammortizzatore in deroga copre le Pmi fino ad agosto. Dallari: «Stanziamenti insufficienti, rischiamo di chiudere»

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REGGIO EMILIA. «Tutti parlano di ripresa ma per gli artigiani è un miraggio: qui siamo ancora in piena depressione. Abbiamo bisogno di aiuto ma senza la cassa in deroga le piccole imprese saranno costrette a licenziare centinaia di dipendenti entro la fine dell’estate». Il presidente della Cna di Reggio, Nunzio Dallari, si sta barcamenando per offrire opportunità ai 10mila associati della sigla: corsi di riqualificazione, incontri con le banche, accordi per tentare la carta dell’export. Ma l’uscita dal tunnel della crisi è ancora lontana e ad frenare la rincorsa è la riforma degli ammortizzatori sociali firmata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Una norma che fissa ad un massimo di otto mesi la cassa integrazione in deroga per il 2014. A conti fatti, quindi, dal primo settembre 2.500 lavoratori - quasi tutti legati alla galassia artigiana - rimarranno senza coperture. «Nonostante gli sforzi, le nostre aziende tutt’ora in crisi non riusciranno a trovare lavoro sufficiente per riprendersi in carico i dipendenti ancora in cassa integrazione - spiega Dallari - Finita quella, per noi c’è solo la disoccupazione. Parliamo del cuore del sistema produttivo reggiano, che ha bisogno di certezze, non di sgambetti: noi ce la mettiamo tutta ma il governo deve venirci incontro, altrimenti qua rischiamo di far crollare anche imprese sane».

La lunga crisi ha scremato il sistema produttivo locale, facendo chiudere aziende che non erano più competitive. Per queste, quindi, l’uscita dal mercato era solo una questione di tempo. «Di aziende “decotte”, però, ne sono rimaste ben poche - sottolinea Dallari - E aggiungo: licenziare un dipendente di un’impresa artigiana è deleterio rispetto a quelli delle grandi industrie. Si tratta di collaboratori essenziali, difficilmente rimpiazzabili, che hanno spesso accompagnato l’azienda negli anni. Un patrimonio del quale non possiamo fare a meno. Bisogna che qualcuno si passi una mano sulla coscienza altrimenti il problema diventa sociale. Un’azienda che chiude non trova sostituti e creare valore aggiunto non è cosa da tutti».

La valorizzazione del sistema esistente passa anche da una serie di interventi e finanziamenti già richiesti a gran voce dal popolo dei piccoli artigiani, rimasto in parte inascoltato. «Renzi stesso aveva annunciato un piano massiccio per avviare i piccoli cantieri dell’edilizia pubblica - ricorda il presidente della Cna - Per ora abbiamo visto ben poco. Si tratta di uno dei comparti trainanti della nostra economia: investire lì significa pagare migliaia di stipendi, innescando un volano anche per altri settori, come la meccanica. Con i soldi in tasca torna a girare anche il commercio, che soffre come non mai».

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