Delitto in Polonia «L’ha sgozzata in modo premeditato»
La cognata di Fermo Manzotti: «Una settimana prima ha comprato il coltello. Trovato del veleno nel sangue di mia sorella»
SCANDIANO. «Fermo Manzotti pazzo? Macché, è lucidissimo. Ha ucciso mia sorella preparando tutto almeno una settimana prima, quando ha comprato un coltello adatto». Ad affermarlo è Aldona Misa, sorella di Teresa, la donna polacca sgozzata dal marito, artigiano di Arceto, il 18 giugno scorso nei pressi di Chmielowie, nel Sud della Polonia. Aldona Misa parla con uno spiccato accento siciliano perché da 19 anni vive a Milazzo (Messina). «Ora sono in Polonia – racconta – ma presto tornerò in Italia e passerò anche a casa dei famigliari di Fermo, che conosco molto bene. Così come conosco molto bene la situazione».
Perché parla di omicidio premeditato?
«Perché lui aveva cominciato ad avvelenarla poco a poco. Poi la minacciava, come può testimoniare anche la figlia grande. Una settimana prima del delitto aveva comprato un coltello da… Come si dice in italiano? Ora non mi viene la parola. Ma un coltello molto affilato, adatto per quello che voleva fare e che aveva minacciato di fare in passato».
A che cosa si riferisce?
«Lui aveva paura di essere lasciato da mia sorella e le diceva: se lo fai, ti taglio la gola. Ora leggo sui giornali che la difesa di Fermo punta sull'infermità mentale. Macché infermità. E' mentalmente sano e lucido. Se fosse stato malato, non avrebbe organizzato tutto prima. Parlo di premeditazione anche perché negli ultimi tempi ai figli faceva dei discorsi del tipo: se la mamma non ci sarà più… Se il papà andrà in galera starà bene, perché gli daranno da mangiare».
Perché parla di avvelenamento?
«Nel sangue di mia sorella hanno trovato un tipo di veleno. E' risultato dalle indagini, anche se ora è tutto sotto Procura e non lo dicono».
Era una relazione difficile, quella tra Teresa e Fermo?
«Sì. E' tutta una questione di soldi. Lui ha perso tanti soldi giocando con le macchinette. Mia sorella non lo lasciava solo per via dei tre figli. Lui non voleva che se ne andasse. Le diceva: ovunque andrai, ti troverò e ti taglierò la gola».
Dopo il delitto ha avuto contatti con Manzotti?
«Sì, sono andata in carcere».
Quando?
«Il 7 luglio scorso. Gli ho chiesto: Fermo, perché lo hai fatto? Lui ha risposto in modo tranquillo: non lo so nemmeno io… Quando lo saprò, te lo dirò. Sempre in carcere, gli ho chiesto perché avesse detto ai bambini, di recente, quelle frasi tipo "quando mancherà la mamma…". Lui mi guardava senza rispondere. Mi ha detto solo, con grande tranquillità: te lo saprò dire. Ma lui le spiegazioni me le deve dare. Mia sorella aveva 31 anni e lui l'ha massacrata. L'ha ridotta in un modo incredibile. E ora vuole passare per pazzo».
Lei come ha saputo i dettagli dell’omicidio?
«Il bambino che era in macchina ha raccontato tutto.Fermo l'ha aggredita con grande forza. Le ha quasi staccato la testa, rimasta attaccata per tre centimetri di pelle, sul lato posteriore. L'ha massacrata come un animale. Fino a quando ha potuto, lei ha “graffiato” il vetro per cercare di uscire dall’auto. Poi Fermo se l'è messa addosso, in modo da insanguinarsi, e si è fatto tre taglietti superficiali, di cui uno alla gola. Il bambino ha visto tutta questa scena».
Però Manzotti è stato ricoverato in terapia intensiva ed è stato messo in coma farmacologico.
«Sì, ma solo per paura dell’autolesionismo. Temevano che si strappasse i punti. Anche perché non sapevano che cosa fosse successo. Ma quella del tentato suicidio è solo una messinscena».
L'avvocato di Manzotti pare intenzionato a puntare sull'infermità o sulla seminfermità mentale.
«Lui è sempre stato lucido. Era depresso, ma come lo possono essere tanti. Era depresso quando non aveva i soldi per giocare con le macchinette. Si è giocato la casa in Polonia, con le macchinette».
Dopo l'omicidio, che cosa è successo?
«Lui ha messo il coltello nelle mani di mia sorella. Voleva lasciar capire che era stata lei ad aggredirlo. Ma mia sorella non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, tantomeno davanti ad un figlio. Il figlio che ora racconta tutto perfettamente: papà ha fatto così… papà ha tagliato così la mamma. Lo dice e lo ripete, ora».
Come mai Fermo e Teresa si erano trasferiti dalla zona di Arceto alla Polonia?
«Lui lavorara in provincia di Reggio, aveva dei macchinari e andava tutto bene. Non era per nulla pazzo. Poi ha cominciato ad avere i problemi con le macchinette. E problemi sul lavoro. Ha perso il lavoro. Ha detto a mia sorella: andiamo in Polonia e apriamo un'attività. Lei ha trovato lavoro in un negozio, qui in Polonia, ma ha dovuto lasciarlo perché lui era geloso, possessivo. La controllava dalle finestre per vedere con chi parlava. Quando si sono stabiliti qui a casa dei miei genitori, lui di notte si alzava e andava a giocare con le macchinette. La mia famiglia gli ha sempre dato da mangiare. Non la sua famiglia; la mia. Mia sorella vendeva le sue cose per dare da mangiare ai figli. Quando sono arrivati in Polonia, lui aveva cinque valigie di roba, lei una sola. Eppure, quando è arrivato qui in Polonia, Fermo si faceva vedere come un ricco italiano. Offriva da bere a tutti, al bar».
Sua sorella avrà scoperto che il marito perdeva i soldi alle macchinette.
«Certo. Già quando abitavano in Italia lo portava da uno psicologo, sempre per le macchinette. Lo ha anche buttato fuori casa, per i soldi persi. Per due giorni, lo ha fatto dormire fuori casa».
Dove e quando è successo?
«Qui in Polonia, un paio di giorni prima dell'omicidio. Lui aveva dormito in auto. Ti prego riprendimi, cambierò, le aveva detto. E così mia sorella lo aveva ripreso in casa. Lui si giustificava: quando vedo le macchinette, è più forte di me. In precedenza, lui aveva minacciato mia sorella: se mi lasci, ti taglio la gola. Lei non aveva detto niente ai genitori per non terrorizzarli. Coi figli, invece, non era aggressivo».
I famigliari di Manzotti hanno detto di non essere interessati ai figli della coppia.
«Le sorelle sono interessate ai soldi. E' una vergogna che dicano quelle cose dei bambini. Dovrebbero chiedere come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, e non pensare solo ai soldi. Ora io sono in Polonia, ma presto verrò in Italia e andrò anche da loro».
I rapporti tra Fermo e le sorelle non risultano tranquillissimi.
«No. Lui si fidava di loro. Poi, facendo i calcoli, ha scoperto che erano spariti diversi soldi suoi. Ne sono derivate diverse cause, alcune vinte e altre perse. C'è una sentenza in base alla quale una sorella deve dare a Fermo 60mila euro. Ma a parte questi argomenti, io credo che i famigliari di Fermo ora dovrebbero avere almeno un po' di pietà per i tre bambini».
I tre figli sanno che la mamma è morta?
«Quella grande sì, sa tutto. I due piccoli no. A loro abbiamo detto che la mamma e il papà sono in ospedale, e che i dottori cercano di aiutare la mamma. Ora tutti noi viviamo per questi tre figli».
Mauro Grasselli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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