I quattro fratelli morirono al fronte, reggiano salvato come “il soldato Ryan”
Nel 1918 Artemio Giampietri di Albinea fu risparmiato dalla trincea per decisione del comandante perché Ettore, Umberto, Anastasio e Francesco erano già caduti per l’Italia
LO SPECIALE SULLA GRANDE GUERRA
ALBINEA (Reggio Emilia). «E quelli, soldato?». Il comandante si rivolse al militare con tono autoritario. «Questi quattro nastrini neri, signore – rispose il giovane accarezzandosi la giacca dove erano stati cuciti – rappresentano i miei fratelli, tutti caduti nel corso di questo conflitto». Ad Artemio Giampietri, all’epoca poco più che ventenne, venne ordinato immediatamente di abbandonare la prima linea e di trasferirsi nelle retrovie. Il comandante motivò subito la propria decisione: «La tua famiglia ha pagato un prezzo troppo elevato. E’ doveroso che almeno tu faccia ritorno a casa. Sano e salvo». Anno 1918. Storia di una famiglia albinetana. E, soprattutto, storia legata alla Prima Guerra Mondiale di cui, proprio in questi giorni, si celebra l’anniversario dei fatti che un secolo fa ne determinarono lo scoppio (l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e della moglie, la duchessa Sofia, compiuto a Sarajevo dal rivoluzionario Gavrilo Princip).

I quattro fratelli che persero la vita – un sito internet (www.pietrigrandeguerra.it) elenca, scoperte fin qui, nove famiglie in tutta Italia a pagare un conto tanto salato col destino – sono Ettore, Umberto, Anastasio e Francesco Giampietri. Abitavano a Fondo Oca, località che si trova sulla arteria stradale che congiunge le frazioni di Botteghe e Capriolo. Figli di Luigi e Adele, erano, come tantissimi altri a quell’epoca, contadini. «Luigi, il mio bisnonno – racconta oggi il 65enne Ettore Giampietri, che del nonno che più non fece ritorno dal conflitto porta il nome e che è il padre di chi vi sta raccontando questa vicenda – non versava una lacrima quando arrivavano le terribili comunicazioni dal fronte. Si chiudeva in se stesso e non proferiva parola per giorni interi. Perdere quattro figli per lui e per la moglie Adele è stato un dolore immenso, inenarrabile. Così come lo è stato per le sorelle Francesca e Stellina. Il cuore di Luigi non ha retto e anche lui, nel marzo del 1920, a poco più di un anno dalla fine della guerra, se ne è andato».
LO SPECIALE SULLA GRANDE GUERRA
Il primo a cadere, nel corso del conflitto mondiale, è Ettore Giampietri. Ammalatosi di tifo al fronte si spegne il 28 agosto del 1915, ad appena 27 anni. La moglie Vivetta, 21enne, rimane sola a prendersi cura dei piccoli Alfredo e Olga. Qualche mese dopo, il 26 ottobre 1915, anche il secondo fratello Umberto Giampietri, nato nel 1886 e caporale maggiore del 26esimo reggimento fanteria, perde la vita. Le sue spoglie riposano oggi nel sacrario militare di Vicenza. E pensare che appena un mese prima aveva inviato diverse lettere dal fronte Santa Lucia. Alcune, rassicuranti, indirizzate alla moglie Paolina e ai due figli Adolfo e Rosina.
Altre, dopo aver appreso della scomparsa di Ettore, rivolte ai genitori e a Vivetta: «Capisco che per voi genitori è un dispiacere grosso, che in tempo di vostra vita non lo dimenticherete di certo, ma dovete poi pensare che in questo mondo siamo di passaggio. Anche voi, Vivetta, mi raccomando che vi facciate coraggio, perché in questa vita bisogna provare dispiaceri di ogni qualità ma non vi dovete sgomentarvi se anche siete rimasta abbandonata: vedrete che sarete protetta dal Signore, raccomandatevi a lui che è il gran padrone del mondo». A un anno esatto da Ettore, il 28 agosto 1916, è il 29enne Anastasio Giampietri a morire in un ospedale da campo dove era stato ricoverato a causa delle ferite riportate in battaglia. Destino diverso per Francesco Giampietri, nato nel 1892. «La sua scomparsa – precisa ancora Ettore Giampietri – è avvenuta nel febbraio del 1918 durante la prigionia in Austria. In base alle informazioni raccolte, pare che la causa della sua morte possa essere attribuita alla mancanza di cibo. Sembra infatti che Francesco e gli altri commilitoni detenuti fossero costretti a nutrirsi esclusivamente di radici. Delle sue spoglie, per anni non si è saputo nulla. Poi, grazie ad alcune ricerche, siamo riusciti a scoprire solo pochi mesi fa che il suo corpo riposa al cimitero italiano di Graz».
E Artemio? I quattro nastrini neri cuciti sulla giacca e l’ordine di quel comandante gli salvarono davvero la vita. Rimase lontano dalla prima linea fino alla fine del conflitto. Ritornò a casa, sano e salvo (nella foto a sinistra). L’unico di cinque fratelli chiamati alle armi.
«Le vedove Paolina e Vivetta – dice ancora Ettore – nonostante l’età giovanissima non si risposarono più. Le lettere di Umberto sono giunte fino a noi grazie alla stessa Paolina e alla nipote Roberta, che attualmente abita a Roma. Come ha reagito la famiglia a tanto dolore? E’ una vicenda di cui si è sempre preferito non parlare troppo. Un silenzio credo legato al desiderio, da parte di chi li ha vissuti, di lasciarsi il prima possibile alle spalle momenti tanto drammatici. In tempi più recenti invece abbiamo compiuto ricerche, raccolto informazioni. Il Comune di Albinea, intanto, ha già individuato una via di futura edificazione da intitolare alla memoria dei quattro fratelli Giampietri».
Quattro fratelli che, come tantissimi altri giovani, persero la vita durante lo scorrere di una delle pagine più buie dell’umanità: il primo conflitto mondiale. Tanti lutti, tante lacrime. Tante storie. Questa, a quasi un secolo di distanza, è la loro.
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