Il Maggio che parla di Avalon TUTTI GLI APPUNTAMENTI
Oggi a Costabona la prima rappresentazione assoluta del nuovo racconto
VILLA MINOZZO. Si rinnova ed insieme mantiene la sua solida struttura legata alla tradizione, il Maggio di Costabona. Questo pomeriggio alla carbonaia di Costabona, nel verde a fianco della frazione villaminozzese, verrà presentato il nuovo lavoro della Società del Maggio Costabonese, una delle principali realtà reggiane legate a questa forma espressiva tipica dell’Appennino Tosco-Emiliano, attiva da 52 anni. L’appuntamento è alle 15.30 nei castagneti della carbonaia per “Il drago di Avalon”, il terzo maggio scritto da Daniele Monti, giovane autore e interprete della società.
Il pubblico, anche quello meno esperto, potrà seguire l’opera grazie ai libretti, dove si troveranno anche ricordi e testimonianze su Romolo Fioroni. Partigiano, storico, grande animatore del Maggio, Fioroni – scomparso pochi anni fa – rimane la figura guida del paesino villaminozzese. «Il nostro è uno sforzo per mantenere salda la nostra tradizione, e il lavoro della nostra società, e allo stesso invogliare anche nuovi spettatori, generazioni più giovani», racconta Aurelio Corsini, uno dei responsabili della società di Costabona.
Puntate al rinnovamento?
«Il pubblico esperto è fondamentale – dice Corsini – ci mancherebbe, ma vogliamo far conoscere il Maggio anche ai ragazzi».
È possibile tenere insieme tutto quanto?
«È quello che vogliamo fare, rinnovare ma mantenere il legame che ci fa andare avanti da decenni. E che si estende anche all’esterno».
In che modo?
«Penso ai musicisti che lavorano con noi da dieci anni e ormai sono una parte integrante della società».
Chi sono?
«Musicisti molto conosciuti nel Reggiano. Emanuele Reverberi al violino e Paolo Simonazzi alla fisarmonica, a cui si è unito Filippo Chieli, viola».
Quella di domani (oggi, ndr.) è l’unica messa in scena del nuovo Maggio?
«No, verrà replicato anche per Ferragosto. E venerdì 15 agosto, ad anticipare la rappresentazione, ci sarà anche un’altra tradizione, la messa del maggiarino, celebrata e cantata alle 11 nella chiesa del paese».
Questo nuovo Maggio passa dai temi classici, più legati al nucleo di leggende e tradizioni continentali, al mito di Artù, cuore del ciclo bretone: questa la grande novità di quest’anno. Tutto grazie all’autore, Daniele Monti.
Come mai questa scelta?
«Volevo proporre, cambiare – dice Monti – e comunque è una rivisitazione personale».
Ma troveremo Artù, Merlino, Lancillotto?
«Questi personaggi sono alla base, ma gran parte del lavoro è frutto della mia fantasia».
Gli altri maggiarini come hanno accolto questo cambiamento?
«Subito ci sono state delle perplessità, non si capiva perché avessi proposto questa novità. Mi è stato detto che sembrava una fiaba, e io ho spiegato che quello era proprio il mio intento, io volevo proprio scrivere una fiaba, un racconto autonomo, pur con i protagonisti principali del ciclo bretone. E sono stato capito».
Il suo Maggio è composto da 209 stanze. Quanto è difficile scrivere un maggio?
«Credo che solo una persona che conosce il Maggio possa scriverne uno. Un autore esterno, per quanto bravo, farebbe fatica a entrare nella prospettiva del Maggio, nella storia e nelle tradizioni che porta con sé».
Non è un suo problema, giusto?
«Decisamente no. Mio nonno è stato presidente della società del Maggio, l’altro mio nonno e mio padre erano maggiarini, conosce questa realtà da sempre».
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