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Su Reggio l’ombra lunga del riciclaggio

di Evaristo Sparvieri
Su Reggio l’ombra lunga del riciclaggio

Pubblicato il rapporto dell’Unità finanziaria: 608 operazioni sospette. Allarme Cgil: «Ottomila bonifici dai paradisi fiscali»

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REGGIO EMILIA. Società cartiere, caroselli fiscali. Riciclaggio di denaro nei Paesi off-shore, i cosiddetti paradisi fiscali, attraverso bonifici, trasferimento di contanti o altre operazioni finanziarie sospette. Una regola che sembra valere per tutti i settori, in particolare quelli sui quali incombe l’ombra minacciosa della criminalità organizzata: dall’edilizia allo smaltimento rifiuti, dal movimento terra al mondo delle scommesse, fino alla produzione energetica da fonti rinnovabili e alla galassia dei “compro-oro”. Sono 608 le segnalazioni sospette di riciclaggio arrivate dalla nostra provincia all’Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, che nei giorni scorsi ha pubblicato il Rapporto annuale relativo al 2013.

LOTTA ALLA CORRUZIONE. Un’attività nata nel 2008 nell’ambito delle normative anti-corruzione e anti-terrorismo, con il contributo di operatori finanziari, categorie professionali, banche e uffici postali, che inviano segnalazioni di operazioni sospette nel campo dell’evasione e del riciclaggio: movimenti di capitali o di contanti da porre all’attenzione non solo di Bankitalia, ma anche – e soprattutto – degli organi investigativi delle forze dell’ordine, per accertamenti sfociano in inchieste giudiziarie.

CIFRE DA RECORD. A livello nazionale, nel corso del 2013 sono state raccolte 64.605 segnalazioni di sospette operazioni di riciclaggio, per un’importo record di 84 miliardi di euro. Numeri che rappresentano un leggero calo rispetto alle 67.047 del 2012, all’interno tuttavia di un trend crescente che continua dal 2007 – quando le segnalazioni erano appena 12.500 – e arriva fino al 2014: nel primo semestre di quest’anno, infatti, sono già più di 38mila le operazioni segnalate, con un picco di incremento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2013.

EVASIONI EMILIANE. Fra le regioni, per il 2013 l’Emilia-Romagna si colloca al quarto posto, dopo Lombardia, Lazio e Campania, con l’invio di 4.947 segnalazioni sospette. Quanto alla nostra provincia, i dati del 2013 registrano un calo: erano 846 le segnalazioni sospette del 2012, scese a 608 nel 2013, mantenendo comunque Reggio al terzo posto, dopo Bologna (1.506) e Modena (714).

L’ALLARME CGIL. Proprio sulla situazione dell’Emilia–Romagna lancia l’allarme Franco Zavatti, responsabile regionale Sicurezza e legalità Cgil (nella foto a sinistra), ponendo l’accento sul fatto che, secondo quanto riporta la direzione Uif, “oltre il 50% delle segnalazioni trasmesse è stato ritenuto meritevole di accertamenti investigativi: delle verifiche avviate, circa la metà si conclude con riferimenti in sede processuale”. «La dimensione straordinaria del fenomeno non può essere sottovalutata – afferma Zavatti – Si conferma, sia a livello nazionale che nel nostro territorio, il grosso limite che vede la prevalente attività di segnalazione provenire dagli sportelli bancari e postali, ed una troppo inadeguata partecipazione e collaborazione, seppur obbligata per legge, dei professionisti ed operatori non finanziari». Secondo i dati diffusi, infatti, nella nostra regione sono state poche decine le segnalazioni partite da avvocati, revisori contabili, consulenti e commercialisti. Ma non è questo l’unico elemento allarmante del Rapporto. Nel mirino del sindacalista, anche la considerazione che «oltre il 30% degli scambi sospetti, avvengono con uso di denaro contante», che «cresce la quota di segnalazioni riguardanti “bonifici esteri” e trasferimenti tramite money transfer» e che «salgono le operazioni contabili finalizzate ad occultare operazioni di investimento finanziario incoerenti col profilo economico del cliente». Segnali che, secondo Zavatti, sono da mettere in relazione anche con la crescente piaga dell’usura, che a causa della crisi rischia di diffondersi in maniera ancor più allarmante ai danni di piccoli imprenditori.

PARADISI FISCALI. «Il punto che più colpisce nel Rapporto - aggiunge Zavatti – è il “nuovo” capitolo dedicato all’indagine sui flussi di scambio finanziario con i cosiddetti paradisi fiscali». Ed è qui che, secondo il sindacalista, emerge quella che viene definita «una crescente specificità sospetta nelle tendenze dell’economia emiliano-romagnola: la nostra regione è infatti al quarto posto fra le regioni italiane, con 4.105 “bonifici in uscita” verso i paesi paradisi fiscali, e dato ancor più sorprendente, con ben 8.449 “bonifici in entrata” dagli stessi paradisi, siamo addirittura la seconda regione in Italia dopo Lombardia».

UN TAVOLO PER LA LEGALITÀ. Di qui un appello: «Queste tendenze vanno assolutamente analizzate e spiegate, rifuggendo da pregiudiziali affrettate. Devono essere comprese nelle loro reali dinamiche illegali ed affrontate con decisione - conclude il responsabile Cgil – il sindacato pone l’esigenza di istituire con urgenza una sede istituzionale, regionale e territoriali, aperta alle fondamentali rappresentanze sociali ed economiche, che affronti in termini di analisi e proposta, i principali nodi dell’economia illegale ben presenti e che ostacolano seriamente una credibile ripresa nell’equità e giustizia sociale: dall’estesa evasione fiscale al lavoro irregolare, dai dati sui rischi di infiltrazione malavitosa nell’economia al riciclaggio».

@evarspar

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