Landini, processo a rischio prescrizione
Castelnovo Sotto: con la ricusazione del perito slitta ancora il procedimento per l’amianto
CASTELNOVO SOTTO. Viaggia sempre più veloce verso la prescrizione il processo che vede alla sbarra il cavalier Mirco Landini, per la causa che riguarda ancora l’ex stabilimento Itamiant e l’accusa di lesioni colpose derivanti dall’esposizione dei lavoratori al rischio dell’amianto.
Il giudice, ieri mattina, con in mano le motivazioni della sentenza di Cassazione che ha dato ragione alla difesa dell’imprenditore, rappresentata dall’avvocato Federico Bertani, sulla ricusazione del perito incaricato dal giudice stesso non ha potuto fare altro che rinviare l’udienza al prossimo 6 ottobre. Dopo che già da un anno il processo è fermo, arroccato su questioni squisitamente giuridiche.
Come appunto il fatto che il perito che il magistrato togato Stefano Catellani aveva nominato – il dottor Morando Soffritti dell’Istituto Ramazzini di Bologna – per la difesa non andava bene poichè esponente di un centro di ricerca i cui studi nel noto processo Eternit hanno avuto un ruolo fondamentale e perchè lo stesso Soffritti ha curato molte perizie per casi di malattie legate a questa sostanza.
Come a dire che l’orientamento dello studioso era ben noto, sulle vicende che riguardano l’amianto.
Se in prima battuta Catellani aveva respinto l’istanza di ricusazione, Bertani ha incassato il favore della Cassazione che invece ha annullato l’atto del giudice reggiano e ora gli impone di rivalutare la questione. Dichiarando infondata la questione dell’illegittimità costituzionale, che invece Catellani aveva evidenziato.
Ciò si traduce in un ulteriore stop al processo che vede come parte lesa l’ex dipendente e dirigente dell’Itamiant Sergio Ciarlini, colpito da una grave malattia polmonare che la procura ritiene imputabile all’esposizione all’amianto avvenuta in tanti anni di lavoro negli stabilimenti di Castelnovo Sotto.
Ieri, il giudice dopo aver analizzato la sentenza della Cassazione con la quale Bertani si è presentato all’udienza, ha deciso di rinviare il processo a ottobre. Solo allora deciderà il da farsi.
Ma intanto, il processo si sta riducendo a un mero calcolo matematico, per stabilire quanto manchi affinché il reato in questione non cada in prescrizione. Per la malattia del 2006, la prescrizione è già avvenuta. Resta quella che ha colpito Ciarlini nel 2010, non ancora prescritta. Ma la questione è tutt’altro che semplice. Poichè la prescrizione non scatterebbe da quando il male è stato diagnosticato, bensì da quando è insorto. Per la difesa, dunque, potrebbe valere ancora il 2006, rilevando una correlazione tra le patologie. Mentre per l’accusa ovviamente no. Il giudice potrebbe chiedere il parere di un esperto per dirimere la questione.
Ma è chiaro che il procedimento, specie la sentenza della Cassazione, sono già destinate a fare da precedente nei crescenti processi sull’amianto e le patologie connesse.
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