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La Regione approva la nuova legge elettorale: si vota a novembre

La Regione approva la nuova legge elettorale: si vota a novembre

Varate ieri le nuove regole per il dopo Errani. Abolito il listino, doppia preferenza di genere e massimo due mandati per il governatore

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BOLOGNA. Cancellazione del listino, doppia preferenza di genere, metà uomini e metà donne, e un massimo di due mandati per il futuro presidente. Sono questi i paletti posti nella nuova legge elettorale che passa quasi all'unanimità e che regolerà le prossime elezioni in Emilia-Romagna. La nuova norma è stata approvata ieri pomeriggio dall'assemblea legislativa con il voto favorevole di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Fanno eccezione l'astensione di Fratelli d'Italia e la decisione di non partecipare al voto da parte dell'Idv, per protesta contro «l'inciucio Pd-Fi per impedire alle forze minori di presentarsi», afferma il vicepresidente dell'aula, Sandro Mandini.

Le nuove regole sono già entrate in vigore e verranno utilizzate alle prossime elezioni, scaturite dalle dimissione dell’attuale presidente della Regione, Vasco Errani, che tre settimane fa si è dimesso dopo essere stato condannato per l’affaire Terremerse. Le elezioni dovrebbero tenersi tra il 9 e il 16 novembre 2014.

La norma cosiddetta «ammazza-piccoli», approvata due giorni fa in commissione con un accordo tra democratici e azzurri, ieri è stata corretta in aula con un emendamento a firma Fi, Udc e Fratelli d'Italia, che riporta a 120 giorni dalla data naturale del voto (come suggeriva il ministero) il limite entro cui le elezioni anticipate consentono il dimezzamento delle firme da raccogliere per le liste che intendono candidarsi. Ne basteranno circa 6.000 per presentarsi in Emilia-Romagna. «È una legge nell'interesse dei cittadini», afferma in aula il segretario regionale uscente del Pd, Stefano Bonaccini, tra i papabili alla successione di Errani, che sottolinea i «due capisaldi della legge: l'abolizione del listino dei nominati (10 consiglieri che venivano eletti senza preferenze perché collegati al presidente vincente) e la doppia preferenza di genere», a cui si aggiunge la parità uomo-donna nelle liste elettorali.

Altro punto chiave della riforma elettorale dell'Emilia-Romagna è il limite di due mandati consecutivi per il presidente della regione. Nonostante il tentativo dell'ex grillino Giovanni Favia di cancellarlo, è stato mantenuto lo sbarramento del 3% per le liste, a meno che non facciano parte di coalizioni che ottengono almeno il 5% dei voti. senza listino, il premio di maggioranza è garantito da nove seggi aggiuntivi assegnati, in maniera proporzionale, alla coalizione vincente che abbia eletto almeno 24 consiglieri (il premio scende a quattro se lo schieramento che vince ottiene più di 24 seggi). In ogni caso, alla coalizione vincente saranno assegnati almeno 27 seggi, quando questa cifra non sia raggiunta neppure con il premio di maggioranza, anche attraverso una riduzione del numero dei seggi attribuiti alle opposizioni.

«E' la prima volta che l'Emilia-Romagna si dota di una legge elettorale», sottolinea la capogruppo Pd Anna Pariani, che rivendica il «buon equilibrio raggiunto» sul tema della rappresentanza. Per Forza Italia è stato fatto «un buon lavoro», anche se la «legge sarebbe stata migliorabile se avessimo avuto più tempo». L'azzurro Andrea Pollastri in particolare esulta per l'abolizione del listino e sottolinea che «le garanzie per le minoranze restano intoccate».

Soddisfatti anche il capogruppo Fds, Roberto Sconciaforni («E' un passo avanti») e il numero uno di Sel in consiglio regionale, Gian Guido Naldi, relatore di maggioranza della legge, che parla di una «buona legge elettorale capace di esprimere un valido punto d'equilibrio tra le esigenze di rappresentatività e governabilità, riportando direttamente in capo ai cittadini la legittimazione di tutti i consiglieri regionali». Naldi tira anche un sospiro di sollievo per il passo indietro dell'aula sulla norma «ammazza-piccoli», su cui si era astenuto ieri in commissione. «E' un bene che si sia tornati in carreggiata - commenta Favia - ma non sono comunque soddisfatto, perché il ministero suggeriva dai 90 ai 120 giorni. Perché non si è scelto 90 giorni? Comunque abbiamo evitato uno scippo grave di democrazia».

Nonostante il problema del dimezzamento delle firme sia stato risolto (se si vota davvero il 9 novembre, tutte le liste ora potranno raccogliere "solo" 6.000 firme), in aula non sono comunque mancate le rimostranze dei partiti minori, da Fratelli d'Italia all'Idv fino ai Verdi. La consigliera regionale del Sole che Ride, Gabriella Meo, ha anche votato a favore di un emendamento proposto dalla Lega Nord (e bocciato dalla maggioranza) che proponeva di togliere l'obbligo di raccolta firme per le liste che hanno almeno un rappresentante eletto in regione, in parlamento o al parlamento europeo. alla fine, bonaccini loda l'ampio consenso incassato in aula. «La legge elettorale si fa tutti insieme, qui come a Roma - sottolinea il responsabile nazionale enti locali del Pd - e anche in parlamento si lavora per votare alle prossime elezioni senza i listoni dei nominati»

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