«Il cogeneratore? È stato costruito solo per gli incentivi»
Bibbiano, l’accusa di Valterio Ferrari di “Salute e Ambiente” «Possibile che nessuno abbia conservato i documenti?»
BIBBIANO. «Il cogeneratore di Corniano è stato costruito lo scorso febbraio, e l’autorizzazione è stata data nel 2012. Possibile che nessuno abbia conservato i documenti e i dati che hanno dato il via alla sua costruzione?»
E’ con tono polemico che Valterio Ferrari, bibbianese doc e membro dell’associazione “Salute e ambiente” nata nel 2002 per opporsi all’inceneritore di Gavassa, inizia a parlare del cogeneratore montato dalla ditta bolognese A2B.
Perché è così importante ritrovare quei documenti?
«Perché né i cittadini né gli artigiani che lavorano di fianco all’area in cui è stato costruito l’impianto erano stati avvertiti. Dall’oggi al domani il terreno è stato spianato e sono iniziati i lavori. Ma nessuno ha capito di che cosa si trattasse finché dalla ciminiera, alta 4 metri, non è iniziato a uscire un gran fumo che ha invaso i capannoni, la latteria e il quartiere residenziale che sorgono vicinissimo all’impianto».
Ci sono state conseguenze sulle persone?
«Eccome. Appena è stato attivato l’impianto, la colonna di fumo ha raggiunto gli artigiani che lavoravano lì di fianco e tante persone sono finite al pronto soccorso per intossicazione. Lì è nato il comitato contro il cogeneratore e abbiamo iniziato a lottare per avere risposte dal Comune di Bibbiano e da Arpa, che avevano autorizzato il tutto senza avvertire i cittadini e, soprattutto, senza approfondire la cosa».
Eccesso di superficialità?
«Di sicuro il Comune ha affrontato il tutto con troppa leggerezza e ha autorizzato l’impianto come se si trattasse di una normale azienda. Il problema è che l’area in cui è stato costruito il cogeneratore non è una zona industriale: l’impianto confina su tre lati con dei capannoni di artigiani, sul quarto con un caseificio. Dall’altra parte della strada, poi, ci sono delle scuole e delle case. Insomma è difficile non scorgere qualcos’altro dietro a questa vicenda, per esempio un’ennesima speculazione per fare soldi con gli incentivi. Ma, considerando il costo attuale dell’olio di colza, non so quanto possa essere remunerativo. Infatti c’è anche chi sostiene che i motori del cogeneratore non vadano con la colza ma con olii esausti che un’azienda reggiana collegata alla A2B bolognese raccoglierebbe da ristoranti e bar».
Ma si può fare?
«È quello che abbiamo chiesto ad Arpa. Ci è stato risposto che un impianto così grosso (430 kilowatt di potenza) può bruciare ciò che vuole. Ecco perché vogliamo vedere i documenti e le autorizzazioni».
Il Comune, almeno, ha assicurato che l’impianto non riaprirà fino a ottobre.
«Sì ma non ci basta. Noi vogliamo fare chiarezza, vogliamo capire chi e perché ha autorizzato la costruzione del cogeneratore e, soprattutto vogliamo sapere che fine farà. Il Comune ha bloccato tutto per non vedere arrivare i cittadini con i forconi in mano. Ma che cosa farà con l’azienda A2B che, dopo aver avuto tutte le autorizzazioni per l’impianto, è costretta a chiuderlo? Chissà cosa stanno complottando...».
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