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Prostituzione, il centralino era a Reggio

Prostituzione, il centralino era a Reggio

La polizia arresta due coppie: gestivano un giro di ragazze cinesi, i clienti agganciati attraverso annunci di massaggi

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REGGIO EMILIA. Il centralino era a Reggio: dalla nostra città, arrivavano le risposte ai clienti che avevano trovato il numero sugli annunci ammiccanti pubblicati su giornali e siti internet. Da qui, si coordinavamo appuntamenti, prestazioni e prezzi. E si gestiva la vita delle ragazze. Sfruttate, secondo le indagini della polizia, in quel giro di prostituzione che passava per Imola, Castel San Pietro Terme, Bologna, Modena.

Sono quattro le persone arrestate in esecuzione a un’ordinanza di custodia emessa dal tribunale di Bologna, tutte domiciliate a Reggio: Jian Jin cinese di 57 anni, la moglie Oing Ye 42 residenti in via Turri; Giorgio Bonato 57 anni e la convivente Liangmei Chen 45. Sono accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, in concorso. Altre quattro persone – tre uomini e una donna cinese, residenti tra Modena e Reggio – sono state denunciate a piede libero.

DA IMOLA. Le indagini sono partite alla fine del 2013. Dopo una serie di appostamenti, gli uomini della Squadra mobile di Imola hanno scoperto che in un appartamento in pieno centro nella città romagnola venivano impiegate come prostitute donne di nazionalità cinese provenienti da diverse città d’Italia, in particolare da Prato. Qui vivevano e lavoravano, senza mai a uscire.

A portare loro viveri e tutto l’occorrente per prostituirsi – preservativi compresi – erano due uomini, che periodiamente entravano nell’alloggio.

Il lavoro degli investigatori, a quel punto, si è concentrato su quelle persone. Per cercare di capire da dove venissero.

E’ così che sono arrivati ai quattro “reggiani” arrestati ora.

Secondo la Squadra mobile, Qing Ye e Liangmei Chen erano le donne che provvedevano a tenere i contatti con i clienti, agganciati attraverso annunci cartacei e on line: quelle inserzioni dove si pubblicizzano massaggi orientali da ragazze ritratte nude o seminude, che in realtà spesso nascondono attività decisamente più spinte.

IL CENTRALINO A REGGIO. Le due donne comunicavano l’arrivo dei clienti alle prostitute, che di solito non erano neppure in grado di parlare in italiani; ricevevano da loro il resoconto delle prestazioni eseguite; tenevano la “contabilità” degli incassi della giornata. Il centralino e la regia, dunque, dell’attività era a Reggio.

Dalle indagini, emerge che non si facevano scrupolo di sollecitare le ragazze a rispondere a ogni esigenza espressa dal cliente. Compresa quella di accettare anche rapporti non protetti. Il tariffario andava dai 30 ai 100 euro.

Il ruolo dei due uomini, invece, sarebbe stato quello di recarsi periodicamente negli alloggi, anche per ritirare gli incassi, che solo nell’ordine del 40% restavano alle ragazze. Il resto veniva trasmesso in Cina, attraverso il “Money transfert”: l’ultima ricevuta sequestrata parla di 13mila euro. Mentre altri 9mila euro sono stati trovati in contanti.

I PRESTANOME. Quanto agli alloggi dove le ragazze in gruppi da due a quattro venivano fatte lavorare, risulta che ce ne fossero oltre che a Imola anche a Castel San Pietro Terme, Bologna, Modena. Affittati a italiani prestanome, ora indagati a piede libero per favoreggiamento.

Per la coppia di coniugi cinesi si è svolto l’interrogatorio di garanzia in carcere a Reggio davanti al gip Giovanni Ghini. Difesi dall’avvocato Mario Di Frenna, per il momento hanno scelto di avvelersi della facoltà di non rispondere. (el.pe)

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