Gazzetta di Reggio

Reggio

«Se il Comune non ci aiuta la palestra verrà chiusa»

di Martina Riccò
«Se il Comune non ci aiuta la palestra verrà chiusa»

Bagnolo: dopo la petizione, i dipendenti di Zuccagialla organizzano un flash mob In cento ballano davanti al municipio per fare pressione su sindaco e Unieco

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BAGNOLO. «Io sono una dipendente della società sportiva Torrazzo e nella palestra Zuccagialla ci lavoro per 40 ore a settimana, ma non è solo per questo che ho organizzato la raccolta firme e ho dato vita al flash mob». Ha parlato nonostante il fiatone, Elisa Ferrari, appena finito di protestare a ritmo di zumba. «Sapevamo che ci sarebbe stato il consiglio comunale e che all’ordine del giorno ci sarebbe stata anche la situazione della palestra Zuccagialla – ha spiegato – così abbiamo deciso di organizzare questa protesta, non violenta ma attiva, per farci sentire».

Ieri sera, di fronte al municipio di Bagnolo, c’erano circa cento persone. Famiglie, bambini e anziani sono andati sotto le finestre della sala consiliare per dimostrare che la chiusura della palestra non è affatto un bene per la comunità.

«La chiusura della Zuccagialla è una gran perdita per tutta Bagnolo: eravamo un punto di riferimento per anziani, bambini e per tutti gli appasionati di sport – ha spiegato Elisa – e poi in paese non ci sono altre palestre, c’è solo una scuola di danza. Come si può lasciare una comunità senza un luogo in cui fare sport? Gli adulti potranno spostarsi con l’auto, ma gli anziani? I bambini?». Per non parlare dei quattro dipendenti e dei tanti collaboratori che, con la chiusura della struttura, rischiano di perdere il lavoro. «Abbiamo organizzato un flash mob per fare pressione sul Comune: solo il sindaco potrà convincere Unieco – costruttore e proprietario della palestra, ndr – ad abbassare l’affitto e a tenere fede alle promesse fatte. Se avesse sistemato il pavimento e il tetto dell’edificio e avesse costruito la piscina entro due anni dall’inaugurazione della Zucca gialla, come da accordi, noi saremmo stati più competitivi, avremmo avuto più clienti e, adesso, non saremmo costretti a chiudere».

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