Gazzetta di Reggio

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Agricoltori in difficoltà: frutta estiva, quotazioni dimezzate

Claudio Corradi
Agricoltori in difficoltà: frutta estiva, quotazioni dimezzate

Anche nel Reggiano si registra un -50% rispetto al 2013: colpa della recessione ma anche di una stagione anomala

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REGGIO EMILIA. L’Emilia Romagna è la regione frutticola per eccellenza ed anche la nostra provincia ha sempre vantato un discreto interesse in questo comparto che si è particolarmente sviluppato nelle aree di confine con la provincia di Modena. A Rolo, Fabbrico, Campagnola, Rio Saliceto, Correggio e San Martino in Rio, oltre a Reggio e Scandiano, si coltivano, su quasi mille ettari, prevalentemente pere ma anche mele, pesche susine ed altro ancora.

Da oltre 20 anni la redditività della pericoltura è sempre stata considerata particolarmente stimolante sia dagli addetti ai lavori che da coloro che negli ultimi anni si sono avventurati in questo settore, che di per sè è molto impegnativo. Non facile perché richiede forti investimenti iniziali ed una elevata professionalità e formazione tecnica. Da due o te anni a questa parte le cose sono cambiate e gli entusiasmi si stanno affievolendo tanto che gli investimenti su nuovi impianti sono praticamente azzerati e gli annunciati espianti generalizzati porteranno ad una sensibile riduzione delle superfici frutticole reggiane.

«La produzione di frutta estiva si presenta di ottima qualità e buona quantità - sottolinea Lorenzo Catellani presidente di zona della Cia reggiana - oltre alla frutta rossa, nel Reggiano è iniziata la raccolta delle primizie di pere. Purtroppo però, le quotazioni di mercato sono ai minimi storici e registrano un netto -50% rispetto al 2013».

«Le ragioni - prosegue Catellani - sono legate alla crisi economica che deprime i consumi, all’estate anomala che non stimola a consumare frutta, alla sovrapposizione dell’epoca di maturazione con le produzioni estere, soprattutto greche e spagnole, dovuta ad una primavera molto anticipata». Non dimentichiamo che purtroppo in agricoltura nel momento in cui il prodotto è leggermente eccedente alle esigenze di mercato scattano subito forti speculazioni commerciali che mettono in forte crisi i produttori inermi nella tutela di un prodotto che sta maturando e deve essere raccolto.

«Le remunerazioni percepite in questo periodo dagli agricoltori, coprono a malapena il 40% del costo di produzione - continua il rappresentante Cia - in questi giorni per bere un caffè al bar l’agricoltore deve vendere ben 5 chilogrammi. La Cia pertanto chiede l’immediata adozione delle misure straordinarie previste dall’Ocm unica, in particolare le azioni volte a salvaguardare un reddito minimo ai produttori. In prospettiva chiediamo l’introduzione di strumenti di programmazione delle produzioni, l’attivazione di fondi mutualistici e soprattutto l’adozione di regole che permettano una equa distribuzione del valore tra tutti gli attori della filiera». In frutticoltura in effetti non esiste contingentazione alla produzione e la realizzazione di nuovi impianti in questi anni è sempre avvenuta liberamente.

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