Gazzetta di Reggio

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Italia Nostra: «Le ex Poste non vanno demolite»

L’associazione contro l’abbattimento del palazzo tra via Sessi e via Andreoli «La Soprintendenza ha dato il via libera ma il recupero era la scelta migliore»

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REGGIO EMILIA. Mentre le ruspe continuano a scavare in via Andreoli, Italia Nostra si schiera contro la demolizione del palazzo delle ex Poste. Demolizione che, non essendo il palazzo vincolato e avendo la Soprintendenza dato l’ok, pare essere inevitabile.Una demolizione lungamente contrastata dal consiglio regionale e da quello reggiano di Italia Nostra nelle sedi istituzionali preposte alla valorizzazione dei beni culturali.

«Secondo quanto previsto dal codice dei Beni culturali del 2004 - si legge in una nota - Italia Nostra ha provveduto a rivolgere direttamente al Ministero dei Beni culturali attraverso i propri organi di competenza cioè Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, oltrechè Mibac e Ibc, la richiesta di “avvio del procedimento per l’accertamento dell’ interesse culturale” del palazzo delle ex Poste di Reggio, considerandolo un “unicum” nella storia dell’architettura istituzionale razionalista del dopoguerra a Reggio» Ma, evidentemente, la Soprintendenza ha fatto valutazioni diverse. «La Soprintendenza inopinatamente - prosegue la nota - non ha condiviso tale opportunità che comporterà l’abbattimento dell’edificio e la sua sostituzione con imponente episodio di “architettura in stile”. Al contrario in Italia sono state eseguiti moltissimi recuperi di edifici postali analoghi a quello di via Sessi ridestinati a nuove funzioni residenziali o terziarie, nell’ambito di previste rifunzionalizzazioni, essendo stato riconosciuto a livello nazionale il valore storico culturale degli edifici postali di epoca razionalista pre e post-bellica e quindi il valore del messaggio della riqualificazione di edifici “moderni” da cui molto hanno tratto i riconosciuti maestri del razionalismo locale.Quest’opera dell’architetto romano Roberto Narducci, che molto ha lavorato al fianco del notissimo architetto Mazzoni appartenendo al “Gruppo architettura F.S.” ha eseguito numerose sedi postali e stazioni ferroviarie entrando tra i maestri dell’architettura razionalista. Il suo archivio è stato acquisito dal Mart di Rovereto e presto sarà effettuata una mostra nazionale sulla sua opera. Risulta paradossale che in queste condizioni di esplicito riconoscimento del valore culturale di questo patrimonio a livello nazionale, Reggio decida di rinunciare al recupero dello stesso».

Secondo Italia Nostra sarebbe stata «doverosa la scelta della “rigenerazione dell’immobile” nella apprezzabile coniugazione tra recupero e ampliamento contemporaneo secondo le nuove esigenze, nell’ambito del condivisibile intervento di riqualificazione del comparto che comprende il magnifico palazzo Busetti. Purtroppo, e questo ci lascia increduli, la stessa Soprintendenza non ha sostenuto tale richiesta che avrebbe potuto perlomeno rallentare la corsa alla demolizione». «Il messaggio che avremmo preferito - si conclude - e che Italia Nostra si impegna a comunicare ai giovani è il dovere culturale della trasmissibilità di un patrimonio architettonico che può e deve essere reinterpretato anche nella linea delle nuove esigenze contemporanee per le quali se ne affronta la complessità e la trasformazione: ancora una volta avremmo preferito una storia “italiana” di evoluzione e non di rinuncia».

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