Richiesta di rinvio a giudizio per Motti: «Quest'inchiesta uccide la mia cooperativa»
Dopo il sequestro preventivo anche il blocco dei contributi pubblici: ora l'editore pensa di mettere in liquidazione l’azienda
REGGIO EMILIA. «Non ci aspettavamo niente di diverso. Ora ci sarà un giudice che dovrà decidere. Sono tranquillo, ma mi dispiace per le conseguenze che l’inchiesta avrà per i miei dipendenti».
Non è sorpreso, l’ex europarlamentare Tiziano Motti, alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio (anche se ancora dice di non averne ricevuto notizia ufficiale) per lui, la moglie Stefania Bigliardi e i tre soci della sua cooperativa. L’accusa è truffa ai danni dello Stato, per quei contributi pubblici per l’editoria incassati, secondo le indagini, indebitamente. «Forse lo dice chiunque in questi casi, ma davvero noi siamo a posto. Ciò di cui sono accusati la cooperativa e i soci è una cosa infondata. Io sono tranquillo. Dico tra virgolette tranquillo perché di fronte a una situazione del genere si è anche piuttosto nervosi, ma sono tranquillo perché non ho commesso nulla di cui preoccuparmi sotto il profilo giuridico. E mi dispiace per i miei soci-giornalisti, a cui hanno sequestrato preventivamente i conti. Una limitazione della libertà personale quando neppure sono stati processati. E non sono nemmeno amministratori. Se l’illecito l’ho fatto io, colpite me e non loro».
La procura le contesta il periodo in cui la sua pubblicazione “La notizia” è rimasta iscritta al tribunale di Bari, pur uscendo solo a Reggio.
«Che ci sia stato un gap temporale tra quando il giornale era registrato a Bari e usciva solo a Reggio e il suo trasferimento di registrazione qui è vero. Ma a chi muove queste contestazioni sfugge che la testata è sempre stata iscritta al Roc e la norma stabilisce che se è di proprietà di una cooperativa iscritta, non è più obbligata al trasferimento. Secondo punto: la testata era anche on line, con tutto il pdf del giornale disponibile. Come si fa a dire che non è più diffusa in Puglia, dal momento che può arrivare in tutto il mondo? Inoltre, nonostante il giornale cartaceo fisicamente non venisse più pubblicato giù, in Puglia avevamo una redazione e il personale».
A un certo punto, però, risulta che non avete avuto più nemmeno quella...
«Perchè l’esperimento non ha funzionato. Ma la chiusura della redazione, a memoria, è contestuale al trasferimento della registrazione in tribunale. E vorrei aggiungere: il trasferimento sembra una cosa facile, ma non lo è stata. Quando andavamo in tribunale a Bari per farlo, i signori ci dicevano che non si poteva e serviva una iscrizione ex novo. Ma questo avrebbe fatto cadere il contributo. Noi sapevamo che invece si poteva, anche perchè prima di essere a Bari era a Napoli. Ci sono voluti mesi».
Che conseguenze sta avendo per voi questa inchiesta?
«La questione prima che penale è stata per così dire amministrativa, già da due anni fa. Partita da una contestazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, che riteneva che quei contributi non ci spettassero. Le conseguenze le stiamo vivendo ora: da marzo 2014 non ci ha erogato i contributi per il 2012, che pure ci aspettano. Per una sorta di compensazione».
Di quanti soldi si tratta?
«Circa 300mila euro. Da una parte non abbiamo più avuto il contributo, dall’altra la procura ha bloccato altri 300mila. La cooperativa è rimasta senza soldi. Questo vuol dire la morte».
Per questo si parla di licenziamenti?
«E’ stata messa nelle condizioni di non pagare nessuno. E se non è in regola coi pagamenti, la cooperativa non può ricevere i contributi pubblici. E’ un cane che si morde la coda. Avevo proposto informalmente alla procura una fideiussione sostitutiva, con garanzie mie personali. Ma per motivi che non conosco mi è stato detto di no. Avremmo dato un minimo di ossigeno alla cooperativa. A quel punto, non potendo farlo con la cooperativa, ho pagato con soldi miei i dipendenti (6 più alcuni collaboratori) perché mi stava a cuore la loro situazione. Adesso, però, stiamo ragionando sul futuro. In agosto non usciremo. A settembre decideremo se mettere o meno la cooperativa in liquidazione».
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