Gazzetta di Reggio

Reggio

«Poste da salvare, non da abbattere»

di Martina Riccò
«Poste da salvare, non da abbattere»

L’architetto Vitaliano Biondi: «La legge parla chiaro, perché la soprintendenza non la applica in modo imparziale?»

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REGGIO EMILIA. «Potrei dire che trovo bello il palazzo delle ex Poste e avrei preferito che lo recuperassero invece di abbatterlo. Ma, al di là del parere personale, esiste una legge e quella va rispettata: tutti gli edifici che, come il palazzo in questione, hanno più di cinquant’anni devono essere tutelati. Perché la soprintendenza usa due pesi e due misure?». È con il tono di voce pacato e distaccato di chi sa di essere dalla parte del giusto che l’architetto Vitaliano Biondi subentra nella partita in corso tra Italia Nostra e la soprintendenza, dando scacco matto a quest’ultima con una sola mossa. Dopo giorni di polemiche che hanno visto contrapporsi chi era favorevole all’abbattimento del palazzo – che sorge tra via Sessi e via Andreoli – e chi, invece, voleva ad ogni costo recuperarlo, il parere dell’architetto arriva come un fascio di luce a fare chiarezza sulla diatriba.

«Non ha senso che ogni volta che un privato chiede di aprire una finestra in un muro la soprintendenza dica di no e, invece, quando si tratta di radere al suolo un palazzo non si opponga – prosegue l’architetto Biondi – viene da pensare che ci siano alcune cose che interessano più di altre. Ma per legge tutti gli edifici che sono stati costruiti da più di cinquant’anni devono essere tutelati. Con imparzialità e senza eccezioni».

«Ho assistito all’abbattimento di tanti altri storici edifici – continua l’architetto – e almeno questa volta si potrebbe evitare. Anche perché la riqualificazione dell’isolato di via Sessi e via Andreoli è affidata a Ivan Sacchetti, un architetto competente, che potrebbe tranquillamente pensare anche al recupero del palazzo delle ex Poste. Sarebbe meglio ricavare degli appartamenti piuttosto che ripetere gli stessi errori. In via Pansa c’era un vecchio edificio, sede della società elettrica: è stato abbattuto per far posto a una schifezza. Lo stesso è successo all’ex gasometro. Mi meraviglio che non sorgano più voci a difesa dei nostri edifici che, ancorché vecchi, potrebbero riavere tranquillamente nuova vita». Della stessa idea è l’associazione Italia Nostra, che ha lottato affinché il palazzo delle ex Poste venisse recuperato e riqualificato insieme a tutto il complesso del palazzo Busetti. «Purtroppo – dicono dall’associazione – la soprintendenza non ha sostenuto questa nostra richiesta che avrebbe potuto rallentare la corsa alla demolizione». «Mi illudevo fosse passato il tempo del “piccone riparatore” – conclude l’architetto Biondi – ma se tutto viene demolito con estrema facilità, alla fine cosa resta?».

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