Case di riposo, rette non pagate per mezzo milione di euro
Crescono le morosità tra gli anziani. Savastano (Rete): «Siamo in pareggio per miracolo. Serve un aiuto da Comune ed enti»
REGGIO EMILIA. Mezzo milione di euro. È questa la somma delle rette non pagate dagli anziani ospiti delle case di riposo di Reggio negli ultimi sei anni. Un quadro in continuo peggioramento nei conti di Rete (Reggio Emilia Terza Età), che ha dovuto alimentare un fondo a copertura degli insoluti, che vale ora 250mila euro. «Soldi che avremmo voluto spendere per investire sulle strutture - spiega Domenico Savastano, direttore dell’azienda partecipata dai comuni reggiani - Purtroppo, però, le difficoltà economiche degli anziani e delle loro famiglie sono in aumento e seguono la crisi generale, che non risparmia più nessuno. Ormai abbiamo insoluti pari al 5% delle nostre entrate, che l’anno passato sono state di circa 26 milioni di euro. Prima dell’inizio della crisi gli insoluti c’erano ma erano fisiologici. Ora, invece, richiedono uno sforzo extra da parte di Rete, che deve fare i conti anche con questo tipo di problematiche, che nei casi più gravi vengono prese in carico poi dal nostro ufficio legale interno».
Quando si tratta di un mero ritardo, i crediti vantati da Rete vengono saldati con una dilazione nel tempo. Molti altri, però, vengono riscossi tramite azioni esecutive e pignoramenti, necessari per poter rientrare delle esposizioni.
Per allentare la tensione sui conti, Rete ha chiesto un aiuto al Comune di Reggio, azionista di maggioranza della società con il 95% delle azioni. «Ci siamo rivolti anche alla Regione, che si sta dando da fare per risolvere almeno in parte la situazione presente anche in altre strutture dell’Emilia-Romagna. Abbiamo chiesto un intervento anche da parte del Comune di Reggio e dei servizi sociali, con i quali abbiamo indetto un tavolo di confronto. Noi, infatti, siamo dei semplici gestori del servizio. Gli anziani ci vengono inviati dal Comune, che valuta sia la situazione sanitaria sia quella economica dei futuri ospiti. Alcune famiglie credono che, in caso di difficoltà economiche, qualcuno pagherà. In diversi casi cerchiamo i parenti senza trovarli lasciandoci conti aperti. Ma gli enti pubblici hanno sempre meno risorse e Rete deve chiudere un bilancio senza ombre. È un miracolo se siamo in pareggio e la quadra dei conti è sempre più difficile da trovare di questi tempi. Per il momento ce la caviamo ma abbiamo posto il problema rispetto alle prospettive future».
I 580 posti letto compresi nelle strutture gestite dall’azienda a partecipazione pubblica non sono sufficienti per smaltire le liste d’attesa. Per poter ampliare l’offerta, però, servono soldi pronto cassa, impegnati oggi per coprire le crescenti morosità. Per queste è partito un appello da parte di Rete, che chiede a gran voce l’aiuto dei reggiani tramite donazioni private a sostegno di un servizio essenziale che non consente però margini di guadagno sufficienti per sostenersi in piena autonomia. «Purtroppo mentre crescono le morosità, calano le donazioni - sottolinea Savastano - un capitolo importante nella nostra storia che sta risentendo anch’esso della crisi con effetti sui nostri conti».
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