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Case di cura, indagini chiuse per Lusenti

Case di cura, indagini chiuse per Lusenti

Irregolarità negli accreditamenti: consegnati gli avvisi all’assessore regionale e a due dirigenti

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REGGIO EMILIA. Sono stati notificati gli avvisi di fine indagini all'assessore regionale alla salute dell'Emilia Romagna Carlo Lusenti e ai dirigenti regionali Tiziano Carradori e Bruna Baldassarri, nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Bologna sulle presunte irregolarità nelle procedure di accreditamento per l'alta specialità cardiochirurgica di alcune case di cura private dell'Emilia Romagna. Lusenti e Carradori sono indagati per falso, mentre i due dirigenti per concussione. L'inchiesta, coordinata dal pm Morena Plazzi, è nata da un esposto del gruppo Hesperia, che si ritiene penalizzato dai criteri di accreditamento per l'Alta Specialità cardiochirurgica e di erogazione dei fondi alle case di cura convenzionate, con presunte irregolarità che avrebbero favorito altre realtà sanitarie. La concussione ipotizzata dal pm riguarda il comportamento dei due dirigenti, che avrebbero, durante alcuni incontri, minacciato e costretto il legale rappresentante di Hesperia, Maria Laura Garofalo, a firmare un accordo tra la Regione e lo stesso gruppo, dove si dava atto della regolarità di patti precedenti. Con l'avviso di fine indagine, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio, gli indagati possono ora valutare se farsi ascoltare o depositare memorie. Un'attività che, in ogni caso, slitterà a dopo la pausa feriale. «I diretti interessati - si legge in una nota della Regione - porteranno ulteriori elementi di approfondimento, che potranno confermare, insieme alla piena legittimità di tutti gli atti adottati dalla Giunta regionale, anche la correttezza personale e professionale dell'assessore e dei dirigenti coinvolti. Si rinnova la piena collaborazione con la magistratura, proseguendo con serenità l'attività istituzionale».

«Apprendiamo con notevole soddisfazione l'esito delle indagini. Un anno fa eravamo stati accusati di aver calunniato, e qualcuno aveva addirittura osato affermare che avremmo pagato caramente la nostra iniziativa. A quanto pare, le indagini hanno dato una risposta del tutto diversa». Lo sostiene Alessandro Diddi, avvocato del Gruppo Garofalo-Hesperia, che commenta così l'avviso di fine indagini. «Spiace semplicemente - aggiunge Diddi - che in questo paese, se non ci si vuole piegare alla burocrazia, occorra chiedere l'intervento dell'autorità giudiziaria penale. Va sottolineato il coraggio, oltreché la determinazione, del gruppo Garofalo, che sicuramente non si è voluto rassegnare ai soprusi perpetrati dalla Regione Emilia-Romagna. Adesso attendiamo il prossimo passaggio processuale costituito dalla richiesta di rinvio a giudizio».

Per il gruppo Hesperia, quindi, ieri è stata la giornata giusta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ora si dovrà attendere la decisione della procura, che potrebbe portare alla richiesta di un procedimento davanti al giudice.

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