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La Manodori compatta rielegge Gianni Borghi

La Manodori compatta rielegge Gianni Borghi

Il presidente uscente della Fondazione rinominato ieri sera all’unanimità Decisive le mosse di Landi e Vecchi e la “benedizione” dei Maramotti

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REGGIO EMILIA. Alla fine, ha strappato addirittura l’unanimità dei consensi: Gianni Borghi è stato rieletto ieri sera alla presidenza della Fondazione Manodori, facendo il pieno di voti, raccogliendo cioè non soltanto i frutti dell’accordo - siglato nelle scorse settimane - tra gli enti pubblici che, da soli, nominano quasi la metà (6 su 13) dei componenti il consiglio generale, ma anche incontrando il “via libera” della potenziale minoranza dell’organo di indirizzo dell’entedi Palazzo da Mosto.

Un risultato politico? Difficile dirlo adesso. E’ certamente più agevole ipotizzare che la cosiddetta minoranza abbia realizzato come non fosse questo il momento di intraprendere l’ennesima battaglia, soprattutto dopo aver realizzato di non avere la matematica a favore. Già, perché l’accordo che si è materializzato attorno alla figura del presidente uscente è andato oltre i n umeri degli enti locali (che non sarebbero stati da soli, sufficienti), grazie al lavoro dei kingmaker nelle settimane scorse. La svolta, si ricorderà, si è avuta ai primi di luglio, quando - un po’ a sorpresa - il presidente della Camera di commercio Stefano Landi aveva “ripescato” proprio Borghi nominandolo in rappresentanza del Cis, il Centro servizi di Unindustria.

A quel punto, Luca Vecchi, fresco d’elezione a sindaco e desideroso di porre fine ad anni di pesanti contrapposizioni tra l’Ente benefico e gli enti locali ha saputo cogliere l’occasione - assieme alla presidente della Provincia Sonia Masini - per mettere quantomeno d’accordo gli enti pubblici. I quali peraltro, avevano già avuto modo di riconoscere a Borghi il merito di aver centrato, almeno nella parte finale del suo primo mandato, gli obiettivi fondamentali, come l’avvio di una diversificazione del patrimonio (che tanto aveva fatto penare gli enti locali in passato) e soprattutto la modifica di quella sorta di leviatano biblico che era lo statuto creato da Dario Caselli, presidente dell’ente negli anni 90. Decisivo per la riconferma di Borghi è stato anche l’intervento della famiglia Maramotti, azionista di primo piano in Unicredit.

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