Gazzetta di Reggio

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Due “Aci” sono troppe le coop devono cambiare

di Enrico Lorenzo Tidona
Due “Aci” sono troppe le coop devono cambiare

Gli acronimi uguali: l’Automobile Club diffida l’Alleanza unitaria di Reggio «Legacoop, Confcooperative e Agci non devono usare la nostra sigla storica»

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Non è dato sapere se sia stato fatto un approfondito studio di marketing o se si tratti di una “imperdonabile” svista, ma certo è che l’utilizzo della sigla Aci per abbreviare la neo costituita Alleanza delle Cooperative di Reggio Emilia, ha fatto infuriare l’Automobile Club Italiano. Una storia lunga più di cent’anni, sedimentata su quell’acronimo diventato un marchio consolidato a livello nazionale e sul quale il Club non intende concedere alcun regalo. A pochi mesi dalla sua presentazione, il coordinamento delle coop varato il maggio scorso a livello locale dalle tre centrali cooperative reggiane (Confcooperative, Legacoop e Agci) ha ricevuto una diffida da parte del’AutomobileClub.

La lettera è stata inviata dalla sede centrale a Roma della storica federazione alla sede - sempre nella capitale - dell’Alleanza nazionale delle cooperative. «L’acronimo Aci si riferisce e può essere riferito solo all’Automobile Club d’Italia - riporta la diffida inviata dall’avvocato Francesco Guarino - ai sensi dell’articolo 2 dello statuto Aci, approvato con decreto del presidente della Repubblica, che indica con “Aci” l’ente pubblico in parola, sia perché esso costituisce il cuore del marchio di cui è titolare l’Automobile Club d’Italia che lo ha regolarmente registrato ai sensi legge». In pratica, l’utilizzo dell’acronimo può generare confusione tra i soggetti e nei confronti dei cittadini. La diffida parte proprio da alcune segnalazioni giunte alla sede del Club riferite a Reggio. Ecco perché l’Aci si è presa il disturbo di mettere su carta la diffida per intimare un cambio di denominazione. A capo dell’Alleanza reggiana, presentata ufficialmente il maggio scorso, ci sono Mauro Veronesi, Giuseppe Alai e Simona Caselli, presidenti di Agci, Confcooperative e Legacoop. Proprio nelle carte e nei comunicati ufficiali di quel giorno compare l’acronimo notato a Roma e finito ora sotto accusa.

Per Alai si tratta della seconda diffida giunta nel giro di pochi mesi, anche se in ambito diverso. Un anno fa, quando erano nato il marchio Banco Emiliano dalla fusione tra Banca Reggiana e da Banca di Cavola e Sassuolo, Alai - presidente dell’istituto - aveva ricevuto una diffida da parte del Credito Emiliano, che si lamentava della stretta assonanza tra i due brand. In questo caso, però, Alai è quasi tentato di fare spallucce. «L’acronimo Aci è usato già da quattro anni dall’Alleanza delle cooperative - dice Alai - noi a Reggio ci siamo solo adeguati. Il progetto del coordinamento ha avuto una lunga gestazione e la sigla Aci è di uso corrente». Come sempre, però, è meglio evitare strascichi legali e perdite di tempo. «Se il problema è una sigla lo risolveremo - conclude Alai - Se sarà necessario ci faremo portatori della questione con l’Alleanza nazionale per cambiare la sigla: potremmo chiamarci Aci coop, così nessuno potrà dirci più nulla».

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