Eccellenze reggiane Mosca ferma l’import Danni per milioni
Il Parmigiano Reggiano vende oltre 10mila forme l’anno in bilico anche Lambrusco, carne e insaccati
REGGIO EMILIA. È guerra di sanzioni tra Putin e l'Occidente. Il Cremlino non ha tardato a rispondere all'ultimo pacchetto di misure restrittive che Bruxelles e Washington gli hanno inflitto per il ruolo destabilizzante nella crisi in Ucraina, e ha colpito con l'embargo anche l’agroalimentare italiano. A farne le spese sono le eccellenze reggiane, Parmigiano Reggiano in primis, che rischia di vedersi negare un fatturato di quasi 6 milioni di euro messo a segno l’anno, generato dalla vendita di 10.800 in Russia, paese che assorbe il 7% dell’export del Consorzio.
L’annuncio da parte della Russia di un blocco della durata di almeno un anno delle importazioni dai paesi che hanno appoggiato le sanzioni nei suoi confronti sta mettendo in ginocchio il Made in Italy. La stretta potrebbe avere un effetto immediato anche sull’export del Lambrusco, che fattura verso Mosca circa 10 milioni di euro. La perdita complessiva è stimabile nell’ordine dei 16 milioni di euro. Per entrambi i nostri prodotti di punta, il mercato russo rappresenta quello a maggiore espansione. Conseguenze dirette potrebbero arrivare anche per le carni bovine, mentre quelle suine erano già sottoposte a un attento controllo e a limitazioni da parte delle autorità russe, a causa della presenza nell'Unione Europea di alcuni focolai di peste suina.
Nei prossimi giorni è attesa la firma da parte di Putin della cosiddetta “lista nera” che determinerebbe gravi effetti negativi sull'export alimentare italiano che la Cia (Confederazione italiana agricoltori) stima in oltre un miliardo di euro. Tra i prodotti nel mirino i comparti nel mirino ci sono anche l’ortofrutta e il pesce.
Il successo crescente del Parmigiano Reggiano in Russia è frutto degli accordi stipulati con le catene di grande distribuzione come Auchan e Metro, che garantiscono una capillare presenza su quel grande mercato dell’est europeo. Stessa situazione per il Lambusco, con le Cantine Riunite - realtà di spicco presieduta da Corrado Casoli - che ogni anno esportano sul mercato russo migliaia di bottiglie, che valgono in quell’area una quota del 10% dell'export complessivo.
Per i produttori, però, non si tratta solo di un mero calcolo sugli incassi. Ciò che preoccupa di più, in prospettiva, è quello che il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, chiama «costruzione di un effetto oppositivo. Vale a dire che i nostri prodotti vengono additati come nemici, creando conseguenze anche sulla percezione dei consumatori presenti in quei mercati».
L'evolversi della situazione viene seguita con estrema preoccupazione anche da Unipeg che da tempo sta tentando un approccio e che considera la Russia un mercato in avvicinamento. Un mercato che nel corso del 2013 ha fatto registrare un aumento delle esportazioni italiane dell'8,2%, pari a un valore complessivo di 10,4 milioni.
Sulla questione e in attesa delle decisioni di Mosca è previsto oggi a Bruxelles un primo incontro per affrontare un problema che oltre all’Unione Europea riguarda Stati Uniti, Canada, Australia e diversi altri paesi.
Roberto Fontanili
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
