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«Non ho più un lavoro: a 55 anni è un dramma»

di Tiziano Soresina
«Non ho più un lavoro: a 55 anni è un dramma»

L’impiegata di una piccola azienda racconta il suo incubo-disoccupazione «Le ditte ingaggiano solo giovani, costano meno. Ma non getto la spugna»

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REGGIO EMILIA. Il suo motto è «non mollare mai» e con la lettera-sfogo inviata alla Gazzetta (e pubblicata nell’edizione di ieri) ha voluto dar voce al dramma che stanno vivendo tanti cinquantenni ritrovatisi, all’improvviso, senza un lavoro e con zero prospettive per il futuro, nonostante la pensione sia ancora un traguardo ben lontano.

La 55enne Carmela Mariani vive con il marito e due figli nella nostra provincia: dopo 35 anni di lavoro come impiegata sa che dopo le ferie – iniziate ieri – il suo destino lavorativo è segnato ed entro la fine dell’anno si ritroverà disoccupata.

Partiamo dalla sua esperienza lavorativa e dalla lettera di licenziamento che pende su di lei come una spada di Damocle...

«Dopo la maturità scientifica sono entrata nel mondo del lavoro: ho due aziende alle spalle ma con almeno cinque cambi di proprietà, l’ultimo dei quali parla cinese. Cinque cambi di proprietari con conseguenti cambi di mansioni e, credo, buona capacità da parte mia di adattamento: dall’ufficio commerciale-estero, all’ufficio spedizioni, segreteria, produzione ed amministrazione. Ma con il 2014 l’azienda per la quale attualmente lavoro chiuderà e per me le prospettive di lavoro sono praticamente nulle».

Perché si sente già fuori dal mercato del lavoro?

«Perché conosco tanti altri casi come il mio ed è ciò che offre l’Italia in questi ultimi anni di crisi... Ho già ben analizzato la mia situazione. Non sono troppo vecchia per la pensione, almeno un decennio di lavoro lo devo fare per non buttare al vento 35 anni di contributi previdenziali. Non sono neppure un’esodata, non posso nemmeno usufruire, a parte la “disoccupazione”, degli ammortizzatori sociali riservati solo alle grosse aziende. Inoltre non posso fare lavori manuali faticosi perché ho affrontato un tumore da cui, incrociando le dita, sono guarita grazie ai medici dell’Oncologia dell’ospedale Santa Maria Nuova».

Cosa le hanno raccontato i coetanei ora disoccupati?

«Che l’esperienza accumulata non conta nulla, complici anche le nuove tecnologie. E soprattutto che noi “vecchi” costiamo troppo e le aziende preferiscono ingaggiare un giovane: lo pagano meno e non fa domande, esegue meccanicamente il lavoro. Ma sia chiaro: tutto ciò non significa che getto la spugna».

Come pensa di muoversi?

«Non sarà facile, ma sto raccogliendo le energie per rimettermi in gioco. Come tutti andrò all’ufficio per l’impiego, ma cercherò di bussare anche altre porte. Non ho mai fatto leva su tessere di partito o raccomandazioni, faccio affidamento unicamente sulla mia forza di volontà. Ho sempre fatto l’impiegata, ma sonderò pure altri tipi di occupazione. Non mi fa paura ricominciare da capo, in questo momento storico bisogna solo rimboccarsi le maniche, affrontando anche nuove mansioni. E credo sia anche un insegnamento positivo per i miei due figli, di cui uno va ancora a scuola».

In famiglia come state vivendo questa sua situazione?

«Mio marito è preoccupato, ma chi non lo è oggigiorno con gli spazi lavorativi che si restringono sempre più. Comunque non intendo farmi mantenere dal marito, è una questione di orgoglio personale, da 35 anni lavoro e sono autonoma economicamente».

Nella sua lettera-sfogo c’era tanta amarezza, ma in verità lei vuole infondere coraggio a chi si ritrova nella sua stessa posizione.

«Sì, è proprio così. Con la lettera mi sono anche tolta la soddisfazione di dire quello che penso. So perfettamente che alla mia età ogni giorno che passerà alla ricerca di un lavoro mi costerà uno sforzo sempre maggiore, ma ce la metterò davvero tutta per uscire dalla scomoda categoria di non-lavoratori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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